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41 HOURS – Recensione

Benvenuti o bentornati lettori! Grazie ad una key fornitaci dal Publisher “Valkyrie Initiative” che ringraziamo, abbiamo avuto modo di giocare e portare a termine il loro titolo più recente “41 Hours” nella sua versione 1.0. Di seguito la nostra recensione!

41 HOURS
41 HOURS

> LOVE, TRASH AND ROBOTS

Ethan Moore, scienziato con profonde conoscenze in materia di buchi neri e distorsioni del continuum spazio temporale, ha da sempre per la testa un solo progetto: poter viaggiare nel tempo e fra le dimensioni. Questo suo sogno lo porta spesso a dimenticarsi del resto, compresa la moglie Clara, la quale oramai vive una vita pressoché solitaria mentre il marito spende ogni suo momento immerso nella ricerca, portando lentamente il loro rapporto ad un inevitabile deterioramento. Questo almeno sino alla sera dell’incendio che porterà alla (presunta) morte della moglie di Ethan, incendio per il quale si sentirà in gran parte responsabile nonché incipit di una sequenza di eventi che definire nonsense è riduttivo.

Sì perché, seppur il titolo parta in modo sufficientemente intrigante, il tutto sfocia ben presto in una macedonia di situazioni viste e riviste, tenute assieme a malapena da una narrativa estremamente superficiale raccontata tramite un paio di pagine in stile graphic novel di scarsa qualità presenti all’inizio di ogni capitolo a mo’di briefing e poco più.

Per quale motivo nostra moglie è un cyborg ora ed ha 41 ore di tempo prima che un programma di autodistruzione installato al suo interno ponga fine alla sua vita? Chi sono i misteriosi personaggi apparsi misteriosamente per guidarci lungo il nostro percorso prima di sparire nel nulla? Da dove arrivano? Tutto è spiegato in modo tanto sbrigativo e superficiale da far dubitare fortemente sull’effettiva qualità della scrittura complessiva, oltre chiaramente a non fornire alcuno stimolo al giocatore nel proseguire l’avventura.  

41 HOURS

> IMPOSSIBILE AVVIARE IL SEGUENTE PROCESSO: OTTIMIZZAZIONE_BASE

Se anche foste curiosi ed intenzionati a dedicarvi al decriptare la lacunosa narrativa di 41 Hours, non è detto che riusciate a raggiungerne la schermata di avvio, dato che il suddetto titolo – pur non rientrando certamente nella fascia di titoli visivamente sorprendenti per gli standard odierni – gira su di un motore di gioco estremamente mal ottimizzato ed incredibilmente pesante anche per macchine di fascia medio-alta come quella su cui lo abbiamo testato.

Fra caricamenti infiniti, drop di FPS costanti ad ogni sparatoria ed ogni spawn di nemici improvviso, V-SYNC che pur risultando attivo tra le opzioni pareva non funzionare, audio impossibile da regolare in-game, poteri in grado di buggare il gioco, muri trapassabili, compenetrazioni poligonali varie, fisica di gioco talvolta propensa ad impazzire etc.. Davvero poco si salva, se non qualche scorcio piacevole e qualche modello di arma e nemico, seppur la differenza di qualità fra gli stessi faccia pensare che si tratti di materiale prodotto da terzi ed acquistato dagli sviluppatori su qualche shop online dedicato, più che modellato da zero.

41 HOURS

> PROCESSO DI CLONAZIONE TERMINATO

Il gameplay di 41 Hours è si rifà ai canoni classici del genere FPS, “impreziosito” dalla risoluzione di semplici enigmi ambientali basati sulla fisica: una volta usciti dal portale di turno, avremo piena libertà di movimento ed azione nel completare i nostri obbiettivi marcati sulla mappa in modo piuttosto approssimativo ed approcciabili spesso nell’ordine che preferiamo, i quali solitamente si riducono alla raccolta di documenti o oggetti utili a permetterci di effettuare un nuovo salto temporale che ci avvicini ulteriormente al salvataggio della nostra dolce metà.

Prevedibilmente il compito non sarà semplice, dato che ogni mappa di gioco sarà popolata da un elevato numero di nemici misti fra soldati umani e diversi macchinari robotici intenzionati a fermarci. Per far fronte a tale minaccia, Ethan avrà accesso ad un modesto arsenale (7/8 bocche da fuoco “standard” divise tra mitragliette, fucili d’assalto e carabine, personalizzabili con svariati accessori divisi fra ottiche, silenziatori e laser) ed una serie di poteri piuttosto interessanti (per quanto non innovativi) tra i quali spiccano la capacità di rallentare il tempo, una momentanea invisibilità e telecinesi, da sfruttare principalmente per la risoluzione di enigmi ma sorprendentemente utile anche in combattimento.


Malgrado sulla carta il tutto possa apparire se non promettente, quantomeno accettabile, purtroppo anche qui una serie di fattori negativi vanno ad inficiare l’esperienza di gioco complessiva; tra tutti spiccano un’I.A. estremamente basilare, una serie di enigmi ripetitivi e noiosi, risolvibili in modo basilare ed una formula di gioco ripetuta per il 90% dell’avventura, limitata al lasciarci vagare per mappe inutilmente ampie popolate da una quantità di nemici spesso di molto superiore alla nostra capacità di fuoco ed in grado di spawnare dal nulla in qualunque momento, impedendo quasi del tutto un approccio tattico ad ogni situazione e costringendoci ad un costante processo di quicksave (fortunatamente presente) e fastidioso trial & error.

Credo che – anche da questo punto di vista – vi sia stato uno scarso processo di beta-testing dati i frequentissimi picchi di frustrazione insensati, la quantità di danni subiti mal calibrata fra vari livelli di difficoltà ed in generale l’esagerata presenza di imboscate e trabocchetti che lo avvicinano quasi ad uno stile di gioco alla “Serious Sam“, pur non garantendoci la stessa agilità e varietà di bocche da fuoco utili ad uscirne indenni.

> UNINSTALL

In conclusione direi che 41 Hours sia un titolo che davvero poco ha da offrire al panorama ludico odierno: narrativamente blando, creato sfruttando un engine poco ottimizzato e programmato probabilmente da un team con scarsa esperienza, il quale fallisce nel proporre un gameplay che sappia divertire ricadendo in un loop di obbiettivi e situazioni di gioco noiose e già vissute mille volte. Visto anche il prezzo attuale piuttosto pretenzioso di 14,99€, non ne consigliamo l’acquisto, restiamo però speranzosi in un forte lavoro di ottimizzazione e miglioramento del prodotto complessivo nel tempo, pronti eventualmente a riprenderlo in mano in futuro per donargli una chance di redenzione.
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Heinz Beck diceva che la cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia. Per me la cucina è ben oltre le apparenze, è un gesto d'amore e così nascono le mie ricette insieme a tutte le foto correlate. Sono Zelda e dal 2013 gestisco il blog chiamato Appunti di Zelda. Scrivo di ricette, libri e di viaggi con occhio principalmente legato ai piatti e tipici locali di ogni luogo che visito. Sono anche un'amante della birra e bevo troppi caffè e infusi, oltre a curiosare tra scatti e studiare diverse tipologie di cucine.