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Marinella Giuni

Oltre le apparenze: Marinella Giuni racconta il legame tra giustizia e letteratura

  • Frederick
  • 16 Ottobre 2026

Cosa resta di una persona quando si va oltre il capo d’imputazione, le accuse e le sentenze? E quanto può raccontarci una storia giudiziaria di ciò che siamo, delle nostre contraddizioni e del modo in cui distinguiamo il giusto dallo sbagliato?

Per Marinella Giuni, autrice, editor e appassionata di letteratura, le aule di tribunale sono state un punto d’osservazione privilegiato sull’umanità. Il suo lavoro le ha permesso di incontrare vicende in cui il dramma convive con l’assurdo, la fragilità si intreccia con la responsabilità e la verità assume sfumature diverse a seconda di chi la racconta. Esperienze che hanno trovato spazio anche nella scrittura, attraverso racconti capaci di superare la soglia di un portone blindato per avvicinare il lettore alle persone che si nascondono dietro le loro storie.

La sua formazione in Psicologia Clinica e di Comunità aggiunge un’altra prospettiva a questo sguardo, che si allarga fino all’infanzia e alla costruzione del senso di giustizia. Non a caso, alcune vicende giudiziarie diventano materia narrativa da condividere con due bambini sotto l’ombrellone, trasformando una giornata al mare in un’occasione per interrogarsi su ciò che consideriamo giusto.

Attiva anche nella promozione culturale con la rassegna Letteratura Kmzero a Voghera, città che nel 2024 le ha conferito la benemerenza Summa Viqueria, Marinella Giuni continua a esplorare forme e generi diversi, dalle poesie ai racconti, fino ai romanzi. Tra i suoi progetti futuri c’è un sogno che racconta molto del suo rapporto con i libri: aprire una libreria insieme alle sue amiche lettrici e scrittrici, dando spazio agli autori emergenti e ai volumi usati, custodi di storie e tracce di chi li ha letti prima.

In questa intervista attraversiamo il rapporto tra giustizia e verità, la responsabilità di chi scrive e il valore di uno sguardo capace di non fermarsi alle apparenze. Perché, a volte, per comprendere davvero una storia, occorre prima imparare ad ascoltarla.

Marinella Giuni: il confine tra giustizia, verità e storie umane

Nel suo lavoro in tribunale, lei occupa una posizione particolare: ascolta le parole di chi racconta, accusa, si difende o cerca di ricostruire la verità, senza essere chiamata a emettere un giudizio. Quanto cambia il modo di osservare una persona quando il proprio compito è ascoltarla anziché giudicarla? E quanto di questo sguardo è entrato nella sua scrittura?

Gli episodi si riferiscono a una quindicina di anni fa e hanno accompagnato a lungo il mio lavoro, anche negli anni successivi. Ascoltare in questo modo, come lei ha ben descritto, significa non avere pesi ed essere libera di poter esprimere, dentro di me e senza darlo a vedere, qualsiasi tipo di giudizio, proprio perché non spetta a me decidere del futuro e della vita di chi ho davanti.

Questo è un aspetto molto umano del lavoro, perché mette a contatto la descrizione tecnica, necessaria, del capo d’imputazione con tutta l’umanità, nell’accezione più estesa possibile, nel bene e nel male, dei comportamenti e dei vissuti che ne sono all’origine.

Cerco di mantenere sempre, nella mia scrittura, questo sguardo che va un po’ oltre. Un po’ come si supera il portone del carcere, si possono superare anche le apparenze e cercare di conoscere le persone vere intorno a noi e, perché no, anche i nostri personaggi.

Nelle aule di giustizia si incontrano vicende che possono essere drammatiche, ma anche situazioni in cui affiorano l’assurdo, l’ironia e persino la tenerezza. Nei suoi racconti convivono compassione, umorismo e umanità: come si trova il confine tra il raccontare una storia con leggerezza e il rischio di sminuire il dolore che contiene?

Credo che lo si possa trovare nel senso di responsabilità di ciascuno, perché scrivere è anche una scelta etica.

Sono convinta che ci siano persone che si trovano a delinquere per necessità e altre che, invece, lo fanno quasi abitualmente e con consapevolezza. Nei confronti di queste ultime, pur nel rispetto delle vicende umane che possono averle condotte a tal punto, mi risulta più facile usare anche un registro ironico, ma non irrispettoso.

Recentemente ho letto di una persona evasa dagli arresti domiciliari che ha rapinato un ufficio postale indossando la maschera della Casa di carta. Peccato che abbia perso il portafoglio e i documenti sul posto! Ecco, è solo un esempio, ma è difficile non riderne!

Il tribunale è un luogo in cui si cerca di stabilire una verità attraverso prove, testimonianze e ricostruzioni, mentre la letteratura può lasciare aperte le contraddizioni senza necessariamente risolverle. Da autrice ed editor, come si confronta con questa distanza? Le è mai capitato di scoprire, attraverso una storia, che la verità processuale e quella umana possono non coincidere del tutto?

Capita spesso, in realtà. Accade perché il sistema giuridico e la procedura processuale costituiscono un ingranaggio complesso e sfaccettato, di difficile comprensione se osservato dall’esterno.

La verità dal punto di vista dell’elaborazione umana, invece, è puro istinto: nasce sull’onda dell’emozione del momento, senza risentire di un’elaborazione successiva o di un ragionamento legato alle norme che regolano il vivere civile.

Ci sono stati casi di cronaca che hanno fortemente diviso l’opinione pubblica, per esempio, riguardo alla qualificazione del fatto e alla sanzione da adottare. In questi casi si nota ancora meglio come la giustizia, pur essendo un concetto importante e solenne, diventi mutevole, personale e contingente.

Sotto questo aspetto, la giustizia è un po’ come la verità: ognuno ha la sua.

Marinella Giuni

Portare il racconto della giustizia sotto un ombrellone, davanti a due bambini da intrattenere durante un’estate al mare, significa trasformare un tema complesso in un’occasione di scoperta condivisa. Perché ha scelto proprio lo sguardo dei più piccoli per affrontare il senso della giustizia? E quale domanda, secondo lei, un bambino riesce a porre agli adulti mettendo in crisi le loro certezze?

I bambini sanno cogliere molte più sfumature degli adulti e lo fanno con una finezza sorprendente.

La storia dei bambini sotto l’ombrellone è un espediente narrativo. All’università avevo studiato come si forma il senso di giustizia fin dalla prima infanzia, ma raccontare storie vere, naturalmente adatte alla loro età e al loro grado di maturazione cognitiva, mi ha permesso di immaginare un percorso capace di rendere giustizia alle loro capacità di ragionamento.

Oltre a far emergere la loro idea di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, aspetto che avevo messo in conto, ho voluto inserire anche una componente euristica: farli attingere alle loro «piccole» esperienze. È quello che accade, per esempio, quando Andrea, il protagonista, afferma che ruberà le rose dal giardino condominiale per la sua fidanzata!

La sua formazione in Psicologia Clinica e di Comunità, l’attività di editor, le recensioni e l’organizzazione di Letteratura Kmzero raccontano una persona che attraversa la cultura da prospettive diverse. In un panorama editoriale in cui spesso si tende a incasellare gli autori in un genere o in un ruolo, quanto è importante per lei restare libera di cambiare interessi, linguaggi e direzioni? E che cosa le offre ciascuna di queste esperienze che le altre non potrebbero darle?

Non potrei mai, per quella che è la mia natura, limitare i miei interessi! È un aspetto di cui vado molto fiera, anche se alla fine risulta impegnativo e faticoso.

Per quanto riguarda la scrittura, sono partita dalle poesie, che rimangono il mio primo amore, poi sono arrivati i racconti e, successivamente, ha preso forma il personaggio di Armida, una perpetua di paese. Ho già pubblicato tre romanzi brevi con lei protagonista e un quarto è pronto, anche se non è ancora uscito ed è in cerca di un editore.

C’è stato anche un fatto di cronaca che ha ispirato il romanzo La percezione della pioggia, già pubblicato, e mi sono cimentata persino con un romanzo storico, nato da una vicenda che mi è stata raccontata, per dare memoria a episodi che, diversamente, continuerebbero a sbiadire. Sto valutando a chi proporlo per una possibile pubblicazione, dopo che la mia casa editrice storica, Le Mezzelane, ha purtroppo cessato l’attività in seguito alla scomparsa della cara Rita Angelelli.

Queste diverse esperienze sono legate sicuramente al mio desiderio di conoscenza, compagno di tutte le mie avventure, ma anche alle mie attitudini. Non potrei mai interessarmi ai numeri, per esempio, perché non sono portata, né alla pittura o all’uncinetto!

Diciamo che gravito intorno alla scrittura e allo sport, due elementi che mi danno molto benessere. Direi che è abbastanza!

Nel 2024 ha ricevuto la benemerenza Summa Viqueria per il contributo dato al prestigio culturale di Voghera, mentre coltiva il sogno di aprire una libreria insieme alle sue amiche lettrici e scrittrici. Se potesse davvero lasciare tutto per realizzarlo, che tipo di luogo vorrebbe creare? Una libreria può diventare molto più di uno spazio in cui acquistare libri: quale comunità vorrebbe far nascere tra quegli scaffali, e quali storie vorrebbe che vi trovassero casa?

Vorrei dare spazio a due elementi in particolare: gli autori sconosciuti e i libri usati.

Ho una passione per entrambi. Per i primi, perché ne faccio parte e so quanto sia difficile proporsi e organizzarsi, presentare i propri lavori, raggiungere i lettori e far accendere la scintilla dell’interesse.

I libri usati sono un patrimonio, sono l’anima del ricircolo: ciò che altri scartano magari piace a me e viceversa. Mi è capitato di acquistare libri che contenevano appunti e sottolineature, che ho considerato un bonus aggiuntivo rispetto al contenuto, perché mi offrivano anche il punto di vista di chi li aveva letti prima di me!

Ecco, la passione e l’entusiasmo dell’autore emergente, insieme alla solidità e alla storia di un libro usato, magari un romanzo già passato attraverso molte mani, sarebbero secondo me una combinazione davvero vincente!

Grazie a Federica per questa piacevole opportunità. Difficilmente un’intervista riesce a toccare punti diversi che non riguardano semplicemente la trama del libro proposto. Mi ha fatto davvero piacere condividere questo piccolo ma importante percorso insieme.

Buon lavoro!

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1 commento
  1. Ornella ha detto:
    16 Ottobre 2026 alle 14:44

    Bellissima intervista

    Rispondi

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