Un college nel Vermont, mura gotiche, famiglie potenti e gerarchie difficili da scalfire. È questo il mondo in cui si muove Oltre la Fortezza: Saint George College, romanzo d’esordio di Giuseppe Chirico costruito attorno a segreti, rivalità e differenze sociali.
Al centro della storia c’è Marlon Chrest, arrivato al Saint George College con una borsa di studio e deciso a conquistarsi il proprio posto in un ambiente dove il cognome sembra contare più del merito. Accanto a lui c’è Sienna Vane Crawford, apparentemente algida e irraggiungibile, ma molto più fragile di quanto lasci intendere.
Abbiamo incontrato l’autore per parlare della nascita del romanzo, del rapporto tra razionalità e scrittura e del modo in cui ha costruito un’ambientazione così particolare. Ma anche di amicizia, determinazione e di quella voglia di rivalsa che attraversa le pagine di Oltre la Fortezza.
Cosa si nasconde oltre la fortezza?
Hai un percorso di studi apparentemente molto lontano dalla scrittura: un diploma in Informatica e oggi Economia. Nel frattempo, però, hai scelto di dedicarti alle storie. Quanto pensi che il tuo modo di ragionare, forse più analitico e razionale, influenzi il modo in cui costruisci una trama, un’ambientazione o i tuoi personaggi?
È vero che arrivo da studi rigorosi come l’Informatica prima e l’Economia adesso, e in parte questa mia metà razionale la sfrutto: la uso come uno strumento di precisione per curare l’ambientazione, per rendere minuziose le descrizioni e per dare una coerenza solida ai caratteri dei personaggi. Ma per quanto riguarda la scrittura in sé, la scosto totalmente dai miei studi. Quando scrivo vince l’irrazionalità pura: lì non ci sono schemi o calcoli che tengano, mi lascio completamente guidare dalle sensazioni, dall’istinto e da quel flusso emotivo che prende il sopravvento su tutto il resto.
Marlon Chrest arriva al Saint George College con una borsa di studio, entrando in un mondo in cui il cognome e la posizione sociale sembrano avere un peso maggiore del merito. Attraverso il suo percorso emerge quindi il confronto tra chi deve conquistarsi ogni cosa e chi, invece, nasce già con tutto a disposizione. Quanto era importante per te raccontare questo contrasto e cosa rappresenta, per te, la “fortezza” del titolo?
Raccontare questo divario era fondamentale, anche guardando alla realtà di tutti i giorni: sarà pure che in Italia si fa spesso poco caso al merito e che ad andare avanti sono quasi sempre i privilegiati, quindi ho voluto inserire un forte briciolo di attualità nella trama. Volevo riflettere su questo squilibrio. La “fortezza” del titolo rappresenta sia le mura imponenti e gotiche del Saint George College, sia le barriere sociali ed emotive che proteggono l’élite, che Marlon cerca di scalfire con la sua spavalderia per dimostrare che valga la pena lottare.
Nel romanzo il Saint George College è fatto di mura gotiche, regole, segreti, famiglie potenti e gerarchie molto precise. Quando costruisci un mondo narrativo così caratterizzato, quanto parti dall’immaginazione e quanto invece hai bisogno di riferimenti reali per renderlo credibile? C’è qualche luogo, atmosfera o immaginario che ha contribuito alla nascita del Saint George?
Parte tutto da un immaginario visivo ben preciso: ho visto vari film ambientati nel Vermont e, quando ho intuito di voler scrivere una storia che portava con sé dei fardelli emotivi pesanti e segreti ingombranti, sapevo già che l’avrei voluta ambientare proprio lì, nel freddo e ghiacciato Vermont. Quelle atmosfere cupe, isolate e sferzate dal freddo si sposavano alla perfezione con l’idea di un college rigido e selettivo, diventando quasi un personaggio silenzioso che condiziona i protagonisti.

Marlon si presenta attraverso l’ironia e la sfacciataggine, mentre Sienna Vane Crawford sembra muoversi con freddezza e controllo. Sono due personaggi che, almeno dalla trama, sembrano nascondere molto più di ciò che mostrano. Quanto ti interessa lavorare sulla distanza tra ciò che un personaggio lascia vedere e ciò che porta realmente dentro di sé? E quale dei due ti ha messo maggiormente alla prova durante la scrittura?
Lavorare sulla maschera che i personaggi indossano è la parte più stimolante, e l’idea di fondo è proprio quella di partire da una freddezza e glacialità iniziale per poi smontarla pezzo per pezzo. Sienna mi ha messo particolarmente alla prova: anche se Marlon sembra non temerla, lei, essendo bella, ricca e di ottima famiglia, risultava ancora più algida e irraggiungibile. Ma sotto quella patina c’è una sofferenza profonda che a un certo punto deve per forza emergere. E quando succede, capisci che si può fare ben poco se non lasciarla venire a galla, soprattutto circondandosi delle persone di cui ti fidi.
Nel libro l’amore si intreccia con rivalità, differenze sociali, segreti e rapporti di potere. Ma accanto alla relazione tra Marlon e Sienna c’è anche il tema dell’amicizia e dell’alleanza tra gli studenti che si sentono esclusi dal mondo del Saint George. Quanto pensi che, in una storia come questa, siano importanti i legami che scegliamo di costruire rispetto a quelli in cui ci troviamo semplicemente a nascere?
Essendo un ragazzo di vent’anni, mi capita di frequentare persone della stessa età dei miei personaggi, e credo fortemente nel valore dell’amicizia. Viviamo in un’epoca iper-tecnologica dove, paradossalmente, è diventato difficilissimo mantenere legami autentici. Per questo, in un contesto rigido e classista come quello del college, le alleanze tra gli esclusi valgono più di qualsiasi cognome: sono legami che scegliamo con il cuore, perché decidiamo di fidarci ed affidarci. Quei rapporti, a quel punto, diventano la nostra vera ancora di salvezza.
Oltre la Fortezza: Saint George College è il tuo esordio ufficiale e arriva in un momento della tua vita in cui stai ancora costruendo il tuo percorso, tra università e scrittura. Senza raccontarci troppo della trama, quale emozione o quale riflessione vorresti che accompagnasse il lettore una volta arrivato all’ultima pagina? E cosa speri che questo primo romanzo dica di te come autore?
Vorrei che arrivati all’ultima pagina restasse una forte spinta alla determinazione: anche se nella vita bisogna sgomitare il doppio e la strada è in salita, si riesce sempre ad arrivare dove si vuole. L’importante è non mollare mai, affrontare a testa alta i momenti “no”, viverli per superarli e poi lasciarseli alle spalle per fare spazio alla tenacia. Come esordio, con Oltre la Fortezza, spero che emerga proprio questa irrefrenabile voglia di rivalsa: un invito a crederci sempre, a non farsi abbattere dalle etichette e a dimostrare chi si è davvero, a qualsiasi costo.