Ci sono libri per bambini che nascono per raccontare una storia e altri che cercano, attraverso quella storia, di aprire uno spazio di ascolto, confronto e scoperta. “La culla della fantasia” di Barbara Crepaldi appartiene a questa seconda dimensione: un progetto che intreccia fiabe, illustrazioni, fotografia e attività educative, con l’obiettivo di accompagnare i piccoli lettori nella conoscenza delle emozioni e delle proprie fragilità.
Il libro nasce da un’esperienza profondamente personale. Nel 2022, con Le avventure degli amici del bosco, l’autrice ha trasformato in pagine alcune delle favole inventate per la figlia quando era ancora piccola, conservando anche le illustrazioni che la bambina aveva colorato a tre anni. Da quella prima esperienza è iniziato un percorso di scrittura sempre più attento alle possibilità educative della fiaba.
In La culla della fantasia, la dimensione narrativa incontra anche quella linguistica: il libro è infatti proposto in italiano e inglese, trasformando la lettura in un’occasione per avvicinarsi a una seconda lingua attraverso la curiosità e il gioco. Al centro restano però le relazioni, le emozioni, la natura e il dialogo tra bambini e adulti.
Abbiamo incontrato Barbara Crepaldi per parlare della nascita del progetto, del rapporto tra scrittura e immagini, del valore delle attività educative e del ruolo che un libro di fiabe può ancora avere nella quotidianità dei bambini, in un mondo sempre più circondato da contenuti digitali.
Dentro “La culla della fantasia”: Barbara Crepaldi racconta il potere delle fiabe.
“La culla della fantasia” nasce dall’incontro tra fiabe, favole, illustrazioni e attività educative. Da dove è nata l’idea di racchiudere tutti questi elementi in un unico libro e quale esperienza personale ha fatto da scintilla?
Buongiorno Federica, innanzitutto ti ringrazio, ogni intervista aiuta il pubblico a carpire qualcosa in più su di me in quanto Autrice, ma soprattutto quale scrigno di tesori ogni storia racchiuda.
Tutto nasce nel 2022 quando esce il mio primo libro di favole “Le avventure degli amici del bosco”. Questo libro era molto più semplice rispetto ai successivi, perché nella vita si cresce e si migliora, ma è stato la scintilla. Era una raccolta di favole che inventavo a mia figlia quando era molto piccola, le illustrazioni allegate le aveva colorate quando aveva tre anni. Ancora oggi è un ricordo indelebile di momenti unici, teneri, speciali. L’abbraccio di una mamma che interpretava le favole enfatizzando i personaggi con la voce, incorniciate dalle sue reazioni con facce buffe.

Nel tempo ho affinato le tecniche ed ho realizzato che attraverso le mie favole potevo aiutare i bambini ad affrontare degli argomenti di disagio, conoscenza (ad esempio alla scoperta e gestione delle emozioni), facendo immedesimare i bambini nei protagonisti, senza sentirsi giudicati, ma al contempo dare uno strumento utile, d’aiuto, in un modo divertente.
Nel libro italiano e inglese convivono, trasformando la lettura in un’occasione per avvicinarsi a una seconda lingua. Quanto è importante, secondo lei, utilizzare la fantasia e il gioco come strumenti per rendere l’apprendimento più naturale e coinvolgente per i bambini?
Hai detto bene Federica! Questo libro ha la versione in italiano e inglese, imparare significa acquisire nuove conoscenze, questo comporta: lo studio, la pratica, sviluppare un metodo di apprendimento… spesso tutto ciò diventa fatica.
Ma se il metodo d’insegnamento utilizza degli strumenti più coinvolgenti, stimolanti, divertenti, non diventa tutto più facile? Inoltre gli studi pedagogici dicono che, insegnare ai bambini seminando la curiosità può trasformare l’apprendimento in una scoperta attiva e continua, che sviluppa la loro autonomia e il pensiero critico.
Non dimentichiamo inoltre che, la società sta cambiando e imparare una nuova lingua aiuta l’inclusione, diventando così uno strumento di comunicazione universale.
Lei si occupa personalmente anche delle illustrazioni e delle fotografie dei suoi libri. Che rapporto c’è tra la sua scrittura e la dimensione visiva? Le immagini arrivano insieme alle storie oppure nascono in un secondo momento?
Quando scrivo le favole, prima realizzo il testo e in un secondo tempo le illustrazioni. Soprattutto in questo genere di libri, le illustrazioni sono fondamentali, diventano una modalità di comunicazione diretta. Le disegno con le matite colorate per parlare il
linguaggio dei bambini. Facilitare l’interazione è il primo input che permette di catturare l’attenzione e solo dopo il potenziale lettore potrà scoprire tutto ciò che ruota intorno alla favola. Infatti tutti, dai più grandi ai più piccoli, prima di scegliere se acquistare quel libro, lo sfogliamo e solo dopo decidiamo. Capirai quindi, che scegliere quale personaggio realizzare e quale scena interpretare sia una grande responsabilità.
Nelle sue storie la natura, gli animali e il mondo dell’infanzia sembrano avere un ruolo centrale. Quali valori desidera trasmettere ai piccoli lettori attraverso i suoi racconti, senza però trasformare la fiaba in una semplice “lezione”?
Innanzitutto credo che se vogliamo trasmettere qualcosa dobbiamo spogliarci, proprio così, spogliarci dai pregiudizi e da ogni forma di giudizio. Questo permette ai bambini di esprimersi con libertà, infatti le attività che metto al fondo di ogni libro che scrivo, hanno lo scopo di creare dei momenti di ascolto, di comunicazione, di confronto, nella speranza che possa trasformarsi in qualcosa di costruttivo (ad es. condividere un disagio mai espresso, capirsi ed aiutarsi).
I bambini temono che esprimere le proprie fragilità diventino un’occasione, per gli altri, dove qualcuno può approfittarne, o peggio ancora rischiare di essere derisi, il ruolo dell’adulto è proprio guidare e accogliere queste fragilità come un dono capace di immedesimare, sostenere e aiutare. Siamo noi adulti che dobbiamo essere un punto di riferimento e di affidabilità, altrimenti diventiamo poco credibili, e creiamo smarrimento nelle future generazioni.
Oggi bambini e ragazzi crescono circondati da immagini, video e contenuti digitali. Che cosa può ancora offrire un libro di fiabe, letto e vissuto attraverso le pagine, e quale spazio vorrebbe che “La culla della fantasia” occupasse nella quotidianità di un bambino?
Grazie per queste bellissime domande. Alcuni mi dicono che sono una sognatrice perché credo ancora nel potere costruttivo di un libro di favole. Credo che ci sia caos. Spesso i bambini di oggi, non hanno più i filtri come una volta, sia con il cellulare, sia con le trasmissioni televisive.
C’è meno dialogo in famiglia, sicuramente perché c’è meno tempo, siamo ormai intrappolati dalla frenesia delle cose da fare… Quello che “La culla della fantasia” mi piacerebbe diventasse è: un incontro. Troppo spesso si dimentica che il tempo scorre ma quello che abbiamo possiamo trasformalo di qualità. I bambini assorbono le dinamiche della famiglia e della società, non dobbiamo trascurare però quanto sia importante ascoltare anche i loro “piccoli drammi”, per capire e venirsi incontro.
Nella prima favola ad esempio “Otto e gli abissi” parla proprio di una famiglia, in particolare di polpi. Emergono le difficoltà che comporta un cambiamento importante nelle dinamiche finora vissute, diventando uno spunto di riflessione capace di portare ad una soluzione. In generale, quando scrivo le favole, amo approfondire gli argomenti più profondi emersi realizzando laboratori didattici, perché ogni voce abbia la possibilità di essere ascoltata.
Desidero trasmettere la speranza; anche i bambini devono capire che nella vita le difficoltà saranno dei nostri compagni di viaggio, ma se, condividiamo il peso, insieme, si può trovare una via d’uscita.
Vorrei ringraziare, chi, ha dedicato il suo prezioso tempo per leggere ogni parola fino alla fine dell’intervista.
Grazie mille a tutti.
Barbara Crepaldi