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Marta Tamburrini

Intervista a Marta Turnu: scrittura, spiritualità e rinascita

  • Frederick
  • 29 Settembre 2026

Dalla scrittura come spazio intimo alla ricerca di un nuovo significato dopo il dolore: il percorso di Marta Turnu attraversa pedagogia, psicologia sociale, lifecoaching, mindfulness e pratiche olistiche, fino ad arrivare alla narrativa e alla ricerca interiore.

Nei suoi libri, esperienze personali e ricerca interiore diventano materia per interrogarsi su alcuni temi profondamente umani: il lutto, la consapevolezza, il rapporto con le proprie emozioni, la spiritualità e la possibilità di ricominciare. Da L’eterno ritrovarsi, romanzo nato dal confronto con il dolore e la perdita, a Tutto ciò che è: I Registri Akashici come via di risveglio, fino a Ricette per rinascere… un ingrediente al giorno!, l’autrice accompagna il lettore attraverso percorsi differenti ma legati da un filo comune: la ricerca di sé.

In questa intervista Marta Turnu racconta il percorso che l’ha portata dalla formazione alla scrittura, il rapporto con le esperienze che hanno segnato la sua vita e il significato che oggi attribuisce al concetto di “ritrovarsi”. Parla inoltre del suo modo di affrontare temi delicati come il dolore e la morte, della dimensione spirituale presente nei suoi libri e del desiderio di raggiungere, attraverso le parole, chi si è sentito almeno una volta solo, impaurito o inadeguato.

Scrittura, dolore e spiritualità: il mondo di Marta Turnu

1.Dalla pedagogia alla crescita personale, fino alla scrittura: il suo percorso professionale attraversa ambiti molto diversi, dall’educazione alla psicologia sociale, fino al Lifecoaching, alla Mindfulness e alle pratiche olistiche.
In che modo queste esperienze hanno modificato nel tempo il suo modo di osservare le persone e le loro storie? E quando ha capito che la scrittura poteva diventare uno degli strumenti attraverso cui raccontare questo percorso?

Potrei dividere la mia vita nettamente in due: la prima parte fino ai 45 anni, più o meno, nei quali ho accumulato studio, letture, vari tipi di occupazione ed esperienze familiari e personali, soprattutto dolorose.

Certamente riflettevo su me stessa, su ciò che accadeva, cercando di capire il perché accadesse, e attraversando quei tempi molto bui con la forza della rassegnazione. Non potevo, o forse non sapevo, fare diversamente. Gli studi, i libri, mi hanno dato una base importante per costruire la mia personalità e portare avanti i miei progetti, ma mancava sempre qualcosa che mi facesse fare il salto verso una consapevolezza maggiore, più vera e profonda.

Quando sono entrata nel mondo olistico è iniziata la mia seconda vita: mi si è aperta una finestra, nel cuore e nel cervello, dalla quale ho potuto scorgere quelle verità che mi hanno permesso di andare oltre le nozioni, oltre i protocolli, oltre le teorie e oltre ogni ragionamento. Mi hanno permesso di approcciarmi alla mia anima e all’anima delle persone vedendone la bellezza e rendendomi veramente capace di aiutare me e gli altri a stare bene con se stessi e con coloro che hanno intorno.

Ognuno di noi ha una storia incredibile dentro di sé, ragioni profonde per essere e comportarsi in un certo modo, e l’ascolto sincero e accogliente che porto nel mio lavoro consente anche al nodo più stretto e contorto, di sciogliersi. La scrittura è ciò che mi ha salvata, più e più volte. Non ricordo un giorno in cui non avessi una penna in mano, perché mentre scrivevo non mi sentivo sola, e percepivo la presenza di qualcosa o qualcuno che mi leggeva e mi comprendeva profondamente. Mi ha permesso di elaborare traumi pesanti e, nel lavoro, fa in modo che le persone possano percepire realmente chi sono e comprendere se si sentono in risonanza con me.

2.L’eterno ritrovarsi affronta temi complessi come il dolore, la morte e il ritorno alla vita attraverso l’esperienza di Matilde e il dialogo con uno spirito evoluto. Che cosa l’ha spinta a confrontarsi narrativamente con temi così delicati e universali? E quanto è stato importante, nella costruzione della storia, lasciare spazio alle domande piuttosto che offrire risposte definitive?

Il mio primo libro non avrebbe potuto parlare d’altro. Perché la mia vita è stata costellata da gravi lutti fin dalla primissima infanzia.

Ho perso un fratello che avevo solo 9 mesi, ed un altro quando avevo 19 anni, perciò convivendo con un padre ed una madre devastati dall’aver perso due figli. Ho vissuto in uno tsunami emotivo terrificante dal quale sono sopravvissuta, ma uscendone profondamente lacerata. L’eterno ritrovarsi è l’elaborazione di tutto questo dolore, ma non in ottica psicologica. Con me le terapie classiche non hanno funzionato minimamente. Avevo bisogno di risposte a domande più spirituali: dove sono ora i miei fratelli? Perché la mia famiglia ha dovuto soffrire così tanto? Perché sono nata proprio in questo contesto di dolore? A cosa è servito? E mille altre…

Ho ricercato per anni, fino a trovare tutte le risposte e, di conseguenza, una profonda pace interiore. Questo romanzo vuole portare pace a chi lo legge, perciò l’ho scritto. Nella speranza che più persone possibili possano uscire dalla disperazione del lutto, e dare un senso alla vita che resta.

3.Con Tutto ciò che è entra invece nel territorio dei Registri Akashici, intrecciando conoscenza, esperienza e pratica. Il libro accompagna il lettore tra anima, karma, libero arbitrio, famiglie d’anima e sincronicità.
Come ha lavorato sul confine tra dimensione spirituale, esperienza personale e scrittura divulgativa, soprattutto pensando a un lettore che si avvicina per la prima volta a questi argomenti?

Questo piccolo manuale nasce dalla mia esperienza di insegnante. Dopo aver accompagnato tante persone ad apprendere il modo per accedere ai Registri Akashici, ho capito quali fossero le tematiche più difficili da comprendere per un neofita.

Noi italiani nasciamo e cresciamo dentro dogmi religiosi molto condizionanti, anche se non si è credenti o praticanti.E così persone profondamente spirituali si professano atee, non perché siano realmente convinte che un’intelligenza superiore non possa essere alla base della nascita dell’universo, ma perché rifiutano l’impianto dogmatico delle varie confessioni religiose.

Siamo infarciti di sensi di colpa, incatenati a modelli di comportamento vecchi di secoli ma che ancora sopravvivono nel profondo dell’inconscio.Tutto questo limita e blocca l’intuizione e la capacità che tutti abbiamo di percepire tutto ciò che esiste oltre i nostri limitati sensi fisici.

Eppure certe domande continuano a presentarsi nella mente, e le risposte della scienza non sono sufficienti per tutti. A questi mi rivolgo, affinché non cancellino la propria curiosità, ma la esplorino a fondo.

Marta Turnu

4. In Ricette per rinascere… un ingrediente al giorno! sceglie una struttura molto particolare: 365 spunti di riflessione e altrettanti esercizi di consapevolezza, da leggere in sequenza oppure lasciandosi guidare dall’intuizione. Che cosa l’ha portata a scegliere proprio la dimensione quotidiana? E secondo lei perché piccoli gesti di attenzione verso se stessi possono diventare più significativi di grandi trasformazioni cercate tutte insieme?

Perché le grandi trasformazioni richiedono grande lavoro, costanza e disciplina. Normalmente un percorso di coaching dura tre mesi, proprio per fare in modo che delle abitudini nocive vengano gradualmente soppiantate da comportamenti sani e proficui.

Provi a pensare a quando è triste o arrabbiata. Se una persona le dicesse “non essere triste” o “non essere arrabbiata”, lei riuscirebbe realmente a trasformare il suo stato d’animo in un attimo solo perché le è stato chiesto di farlo? Impossibile. Anzi, non sentendosi sostenuta e compresa, potrebbe anche accentuare le sue sensazioni emotive.

Occorre far emergere totalmente quell’emozione, attraversarla, e quando il picco è scemato e si ritrova uno stato di calma, allora è possibile cercare di capire cosa ha causato quella reazione, non solo l’evento scatenante del momento, ma la ragione antica che porta a ripetere la stessa rezione in situazioni diverse.

Questo libro è un delicato accompagnamento per fare questa lettura di se stessi, per comprendersi, accettarsi e lasciar andare ciò che fa soffrire. Un anno è un intero giro intorno al sole, ed è un tempo sufficiente per trasformare la propria vita e ricostruirla su basi solide.

5. Nei suoi libri ritorna, attraverso forme diverse, il tema del “ritrovarsi”: ritrovare un senso dopo il dolore, ascoltare la propria interiorità, riconoscere emozioni, paure e desideri, fino a cercare il proprio posto nel mondo. È un tema che appartiene anche al suo percorso personale? Che cosa significa oggi, per lei, “ritrovarsi”?

Certo, tutto ciò di cui parlo è il frutto delle mie personali esperienze, ed è ciò a cui mi riferivo quando le dicevo che potrei dividere la mia vita in due. La persona che sono adesso ha lo stesso nome, le stesse fattezze, ma è un essere totalmente diverso alla me del passato.

E non è una questione di età o di esperienze. Noi ci identifichiamo talmente tanto con la nostra storia, da credere di non poter esistere senza di essa.

In realtà cominciamo a farlo, e ad essere profondamente allineati con la nostra missione su questa terra, proprio nel momento in cui recidiamo il cordone con il dolore, le paure, i sogni infranti, i desideri non realizzati.  A quel punto si avverte un senso di liberazione totale, e si può far iniziare finalmente la propria vera vita. E non ha importanza se questo momento arriva a 30, 50, o 80 anni.

Esternamente potrebbe non cambiare nulla, ma dentro è cambiato tutto. E gli altri se ne accorgono sa? Ti dicono che hai una luce nuova, ti chiedono cosa hai fatto per sembrare più giovane e si stupiscono se gli rispondi che hai semplicemente imparato ad essere felice.

Lasciar andare tutta la zavorra che ci si porta dietro da una vita, è la cura migliore per il corpo e per la mente. Se non è rinascere questo, cosa lo è?

6. Ha scritto che la passione per la scrittura è sempre stata presente in lei e che a un certo punto ha scelto di “assecondarla, lasciandola emergere completamente”. Dopo questi libri, come è cambiato il suo rapporto con la scrittura? E c’è ancora una storia, un tema o una parte del suo percorso che sente di non aver ancora raccontato?

Diciamo che prima scrivevo solo per me stessa, non pensando mai alle persone che avrebbero letto le mie parole. Era un viaggio intimo dentro di me, pagine e pagine che non rileggevo nemmeno e che buttavo via, non perché non mi piacessero, ma perché anche buttarle faceva parte del percorso. Non mi servivano più, semplicemente.

Ora scrivo proprio per il grande desiderio di raggiungere coloro che si sentono come mi sono sentita io per tanto tantissimo tempo: sola, triste, disperata, impaurita, inadeguata, non degna d’amore…

Desidero che sappiano che si può “guarire” dal timore di esistere, che si può tornare ad essere felici anche dopo il dolore più devastante, che siamo fatti per la gioia e non per l’angoscia e la fatica.

Di storie da raccontare ne ho un’infinità. 

La sfida è unicamente lasciarle emergere.

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