• Home
  • Territori
  • Cultura Pop
  • Ricette
  • La dispensa dei calici
  • Indirizzi di gusto
  • Gruppo Libri
    • Appunti di Zelda cerca nuove voci: collabora con il magazine
  • Mediakit
  • Instagram
  • Chi siamo
Appunti di Zelda Appunti di Zelda
Appunti di Zelda Appunti di Zelda
  • Home
  • Territori
  • Cultura Pop
  • Ricette
  • La dispensa dei calici
  • Indirizzi di gusto
  • Gruppo Libri
    • Appunti di Zelda cerca nuove voci: collabora con il magazine
  • Mediakit
  • Instagram
  • Chi siamo
Sara Pasotti

Sara Pasotti e la poesia che sfida l’oblio

  • Frederick
  • 12 Ottobre 2026

Il tempo, per essere compreso, richiede forse di essere osservato da più prospettive. Può procedere in linea retta, lasciare tracce, custodire ricordi oppure ripetersi seguendo ritmi che appartengono alla natura. È da questa pluralità di sguardi che prende forma Sulle rive del tempo, la prima silloge di un’autrice che intreccia la riflessione filosofica alla sensibilità letteraria, cercando nella poesia un linguaggio capace di avvicinarsi a ciò che sfugge alla comprensione immediata.

La sua formazione e il dialogo costante con autori di epoche e tradizioni differenti attraversano una scrittura che guarda all’essere umano nella sua complessità, tra il desiderio di lasciare una traccia e la consapevolezza della propria finitezza. La memoria, la dimenticanza, la morte e la capacità dell’arte di sopravvivere a chi l’ha creata diventano così parte di una riflessione che non separa la dimensione intellettuale da quella personale.

Abbiamo incontrato Sara Pasotti per approfondire la genesi della raccolta, il rapporto con i grandi protagonisti della letteratura e il significato di quella riva evocata dal titolo: uno spazio sospeso tra ciò che passa e ciò che, attraverso la parola poetica, riesce ancora a restare.

Sulle rive del tempo: la poesia di Sara Pasotti come ricerca dell’uomo e della vita

1.Nel libro il tempo non sembra essere soltanto qualcosa che scorre, ma qualcosa che trasforma, cancella e allo stesso tempo conserva. Che rapporto personale hai con il tempo: lo vivi più come un luogo in cui tornare o come qualcosa da cui imparare a lasciarsi andare?

L’uomo, o meglio l’uomo occidentale, ha una concezione del tempo soprattutto lineare (Chrónos) ed escatologica (Kairós), per cui intende la storia e il destino in ottica orizzontale e ultraterrena. In questo senso gli eventi si susseguono tra un passato, un presente e un futuro e in questo scorrere l’eternità irrompe dando un senso e un fine ultimo ad ogni azione umana.

La natura parla però una lingua in cui il tempo si dispiega in senso ciclico e ricorrente, basta pensare al ritmo delle stagioni, al concetto dell’eterno ritorno nietzschiano o alla filosofia stoica e orientale.

Essendo occidentale e avendo una educazione teologica di tipo cattolico-cristiana, sono indubbiamente influenzata dalla concezione di un tempo finalizzato, un tempo che fluisce e trasforma portando con sé i detriti del passato, un tempo che orienta la storia verso un fine ultimo, un tempo che parla di eternità e nel cui disegno trova senso anche la morte. Tuttavia, guardo al tempo anche da un punto di vista ciclico, in cui la natura è dominata da dinamiche archetipiche eterne nella quale l’uomo è semplicemente figlio e garante della specie e come ogni essere vivente fa parte di uno disegno afinalistico e ricorrente, nel quale la morte non ha un senso e rispetto alla quale siamo solo chiamati ad accettarla.

La mia concezione di tempo si fonda sostanzialmente su questo dialogo tra tempo rettilineo e tempo ciclico, nel quale trova spazio l’unicità della vita anche nella sua pura casualità.


2.La memoria, nella tua silloge, diventa quasi un luogo da abitare e ricostruire. C’è un ricordo che, nel momento in cui hai iniziato a scrivere, hai scoperto di vedere in modo diverso rispetto al passato?

La memoria rappresenta un tema letterario ricorrente. Basti pensare alla rimembranza leopardiana, alla memoria involontaria, fulcro dell’opera di Marcel Proust o alla memoria in La coscienza di Zeno di Italo Svevo, dove protagonista del romanzo è proprio il ricordo continuamente alterato.

La memoria è un aspetto imprescindibile per l’uomo, poiché profondamente correlato al suo opposto, la dimenticanza, e all’identità dell’uomo stesso. È quella facoltà che garantisce e custodisce la nostra individualità e in un certo qual senso rivela il nostro desiderio di immortalità: ne sono testimoni le grandi opere letterarie, quelle liriche, quelle teatrali, lo sono le grandi cattedrali, gli affreschi che avvolgono gli interni dei luoghi di culto o semplicemente le fotografie e gli oggetti, di cui ci circondiamo e dai quali non riusciamo a congedarci. Se l’uomo perdesse la memoria, perderebbe di conseguenza la sua identità.

La memoria è però anche il frutto di una selezione ed è ciò che resta dal passaggio liberatorio della dimenticanza e a tale proposito cito Lob des Vergessens (Lode alla dimenticanza) di Bertolt Brecht, drammaturgo, poeta, regista teatrale, scrittore e saggista tedesco.

Non esiste pertanto un momento definito a partire dal quale ho scoperto e guardato in modo differente. Il mio pensiero è semplicemente figlio della vita, dei miei ricordi e di ciò che ho inevitabilmente dimenticato.


3.Scrivi che l’uomo è un «intermezzo tra la terra e il cielo», continuamente alla ricerca di una verità che sfugge. Secondo te la poesia nasce proprio dal bisogno di raggiungere una risposta o, al contrario, dalla necessità di imparare a convivere con le domande?

Credo che la poesia sia una delle forme in cui si risolve la creazione artistica, attraverso la quale trova spazio l’espressione estetica dell’individuo, la quale si è sempre manifestata nei millenni anche se attraverso forme e contenuti diversi: dall’arte rupestre preistorica, alle piramidi d’Egitto, dal mondo classico al Rinascimento fino all’età moderna e contemporanea.

L’opera d’arte che sia letteraria, figurativa o musicale ci chiama a ripercorrere l’atto creativo, il senso che tale opera adduce all’esistenza chiedendoci di mettere in discussione i nostri preconcetti in un dialogo aperto con l’opera stessa. In esso l’arte dà voce alla necessità dell’uomo di conoscere se stesso nella sua finitezza, nei suoi limiti e nella sua trascendenza, propone un’apertura di senso, che senza arrivare ad una risposta, senza definirsi e delimitarsi, rimanda continuamente ad un’ulteriorità.

Per rispondere alla domanda, dovrei dire che la poesia nasce dal bisogno di trovare un senso, di imparare a convivere con l’incommensurabile, di porre domande, alle quali non ci è dato rispondere.


4.Il titolo Sulle rive del tempo suggerisce un’immagine molto precisa: qualcuno che si trova sulla soglia, osservando ciò che scorre davanti a sé. Se dovessi immaginare quella «riva», che luogo sarebbe e chi ci sarebbe insieme a te?

Se dovessi trascrivere l’idea di «rive» in un’immagine, credo sarebbe simile a un quadro di De Chirico, nel quale l’atmosfera è sospesa e il silenzio è irreale: un luogo illogico, metafisico oltre la realtà visibile, oppure simile allo spazio consacrato e inviolabile di un tempio antico, separato dal territorio profano. Ma come ricorda anche Carl Jung il temenos in psicoanalisi è uno spazio protetto, un recinto mentale. La mia idea di «rive» è quindi anche il luogo della creatività che sopravvive all’oblio del tempo.

W. Shakespeare, sommo drammaturgo e poeta inglese, esprime bene il concetto del potere salvifico dell’arte nel sonetto n. 18, di cui gli ultimi versi riportano:

“So long as men can

breathe or eyes can see,

So long lives this, and this

gives life to thee”

Allora su queste «rive» metafisiche, sacre o solamente mentali vorrei potermi soffermare e stringere la mano a tutti i grandi creatori di bellezza di cui la letteratura, l’arte figurativa, la musica e l’architettura sono ricche. Non propongo nomi perché la lista sarebbe inesauribile. Posso tuttavia aggiungere che indubbiamente terrei vicino a me le persone che mi hanno amato e che ho perso, le persone che mi amano e che io amo, perché è anche grazie a loro se ho potuto dare forma a questa silloge.


5.Sei insegnante di lingua inglese e hai una formazione legata alla letteratura inglese e tedesca, oltre ad amare autori italiani, francesi, russi, portoghesi e sudamericani. Quanto è entrato questo tuo dialogo con la letteratura nella scrittura della silloge? E c’è un autore che, anche inconsapevolmente, senti particolarmente vicino alla tua idea di poesia?

Ogni grande libro racconta un mondo ed è difficile entrarvi ed uscirne immuni. Ogni libro che ho letto rientra in parte nella mia silloge, poiché in un certo senso, ogni libro è stato un essere altro, un altro sentire, un guardare attraverso altre prospettive, un vivere altro.

Nel quinto volume dal titolo La Prigioniera, parte del romanzo Alla ricerca del tempo perduto di Proust, l’autore scrive questa celebre frase mentre riflette sulla musica del compositore immaginario Vinteuil:

«Il solo vero viaggio, il solo vero bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è…».

In un senso più ampio ogni grande artista crea un universo parallelo e l’arte è l’unico mezzo che ci permette di vedere attraverso occhi altri ed ogni opera, compresa quella letteraria, è una finestra su questa alterità.

È difficile dire quale autore sento più vicino. Amo la poesia a trecentosessanta gradi in tutti i suoi generi. Quella lirica, epica, drammatica, amo la poesia romantica, simbolista, ermetica e modernista. Ma amo molto anche la prosa e la saggistica. Non riesco veramente a restringere il campo a «qualche autore». Mi sentirei oltraggiosa nei confronti di chi non menzionerei. Cito tuttavia I Miserabili, l’ultimo libro che ho letto, e del cui autore, Victor Hugo, ho stimato la maestria narrativa e la genialità espressiva.

Sara Pasotti
Sara Pasotti

6.Questa è la tua prima silloge e il libro sembra nascere più dalla ricerca che dalle certezze. Dopo aver attraversato queste poesie e averle affidate ai lettori, è cambiata qualcuna delle domande con cui hai iniziato a scrivere?

Come dicevo prima ogni libro è un mondo e leggere comporta mettersi in discussione e assumere punti di vista diversi. Scrivere invece è un processo più intimo. Significa svelare e svelarsi, entrare in un mondo che non è altro, ma è il proprio e che spesso non si conosce appieno. In questo disvelamento, nel quale si rende manifesta la propria interiorità, scrivere diventa un atto di coraggio.

Significa in un certo senso denudare la propria anima, il che ha un valore di gran lunga superiore alla semplice nudità del corpo. Scrivere è anche un accogliere l’altro nella propria intimità, in quello spazio esclusivo e abissale che l’altro spesso non può o non riesce a riconoscere.

In questo senso la mia raccolta rappresenta per me un percorso di crescita. Come dici giustamente questa silloge non parte e non approda a delle certezze. È piuttosto una ricerca, un’indagine sull’uomo e sulla vita, ma è un’indagine poetica in un certo senso filosofica, senza la pretesa di avere una risposta ma solo domande antiche quanto l’uomo, che probabilmente muteranno nella forma ma mai nella sostanza, alle quali l’uomo forse non è chiamato a rispondere.

FacebookXPinterestLinkedInWhatsApp
Pubblicità
Related Topics
  • Intervista autrice
  • letteratura
  • letteratura e identità.
  • libri di poesia
  • memoria e tempo
  • memoria nella poesia
  • poesia contemporanea
  • poesia e filosofia
  • sara pasotti
  • significato del tempo
  • silloge poetica
  • Sulle rive del tempo
You May Also Like
Federica Puorro 3
Visualizza Post
  • Volti e storie

Federico Puorro: «Le storie vengono a trovare me»

  • Frederick
  • 10 Ottobre 2026
Stefano Venditti
Visualizza Post
  • Volti e storie

Stefano Venditti: storie di vita, libri e solidarietà

  • Frederick
  • 9 Ottobre 2026
Giuseppe Chirico
Visualizza Post
  • Volti e storie

Oltre la Fortezza: segreti, rivalità e legami al Saint George College

  • Frederick
  • 5 Ottobre 2026
Daniela Spione
Visualizza Post
  • Volti e storie

Daniela Spione: raccontare la fragilità, ritrovare sé stessi

  • Frederick
  • 2 Ottobre 2026
Marta Tamburrini
Visualizza Post
  • Volti e storie

Intervista a Marta Turnu: scrittura, spiritualità e rinascita

  • Frederick
  • 29 Settembre 2026
Barbara crepaldi
Visualizza Post
  • Volti e storie

La culla della fantasia: intervista a Barbara Crepaldi tra fiabe, illustrazione e crescita

  • Frederick
  • 21 Settembre 2026
Le opere di beneficenza e la comunità
Visualizza Post
  • Volti e storie

Beneficenza e welfare: il valore della solidarietà e della dignità

  • Frederick
  • 13 Settembre 2026
Educazione sentimentale
Visualizza Post
  • Volti e storie

Educazione sentimentale: il coraggio di essere autentici

  • Frederick
  • 3 Settembre 2026

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Iscriviti alla newsletter e resta aggiornato!
Cosa sto leggendo in questo periodo

Zelda's bookshelf: currently-reading

Serpenti e piercing
Serpenti e piercing
by Hitomi Kanehara
tagged: currently-reading

goodreads.com
Hai un progetto da raccontare?

Collaboriamo con aziende, produttori, ristoranti, strutture ricettive, eventi e realtà culturali attraverso contenuti editoriali e digitali.

Scrivici →
appuntidizelda.info@gmail.com

Appunti di Zelda Appunti di Zelda
Appunti di Zelda racconta luoghi, sapori, persone e storie, dal Veneto all’Italia, con uno sguardo sul mondo.

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Apri un sito e guadagna con Altervista - Disclaimer - Segnala abuso - Privacy Policy - Gestisci preferenze di tracciamento