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L’ora dell’Americano – primo cocktail italiano. Segreti, ricette, curiosità su uno dei cocktail più apprezzati

Prosegue ancora una volta il viaggio con il consiglio di libri dedicati al cibo e storia di cucina, oggi parliamo de L’ora dell’Americano – primo cocktail italiano di Mahjoub Mauro e Tucci Lucio con la prefazione di David Wondrich. Questo è un saggio che ripercorre le sue origini, le leggende e gli aneddoti che lo hanno rese uno dei migliori drink più apprezzati e consumati in tutto il mondo. Deve ringraziare a due ingredienti made in italy: il Vermouth e il Bitter. Ma su questo ci arriveremo, curiosi di saperne di più?

Americano – primo cocktail italiano

L’ora dell’Americano. Primo cocktail italiano

Autore: Mauro Mahjoub, Lucio Tucci

Editore: Hoepli

Collana: Vini e bevande

Anno edizione: 2021

Trama: Caposaldo della miscelazione italiana, l’Americano, il drink più consumato e apprezzato di sempre, è raccontato attraverso le sue origini sconosciute, le leggende e gli aneddoti che lo hanno reso un’icona e con i twist di famosi bartender. Un bicchiere, tante storie e tante ricette. Conciliatore tra i gusti più esigenti, l’Americano mette tutti d’accordo grazie al suo gusto dolceamaro rappresentato da due miti made in Italy: il Vermouth e il Bitter. L’Americano ha una grande e lunga storia che gli autori, grazie a documenti storici, informazioni e ricette, decidono di condividere con il mondo del bartending.

Quando l’Americano è davvero arrivato in Italia? Già De Roberto, nel 1895, nel suo libro sull’amore vi accenna parlando “di una specie di vermouth-bitter-seltz che stuzzichi l’appetito e prepari alla digestione”. Questo libro è il racconto della prima bevanda miscelata in Italia che ha dato poi origine ad altri cocktail come il Negroni e il Negroni Sbagliato.

Dopo un viaggio storico coinvolgente, un focus è dedicato alla ricetta base di questo iconico cocktail per poi approfondire il tema con le variazioni a cura di bartender a livello nazionale e internazionale che arricchiscono il libro e lo rendono imperdibile. Un libro per professionisti e neofiti che vogliono conoscere un drink della tradizione italiana, simbolo dell’aperitivo all’italiana.


Recensione L’ora dell’Americano – primo cocktail italiano

Due miscele che hanno il titolo di “aperitivo all’italiana” ma che hanno fatto il corso del tempo per realizzare i drink più famosi e amati in commercio, come annunciato parliamo del Bitter made in Milano, l’amaro d’eccellenza nella rivisitazione italiana e dell’altra parte il Vermouth in Piemonte, il vino, infuso di botaniche con ingrediente principale l’artemisia.

Sapevi che il Vermouth nasce da Antonio Benedetto Carpano? Carpano amava la poesia tedesca, in particolare quelli di Goethe. Vermouth infatti proviene da Wermut – assenzio, evocava anche lo stretto contatto con la famiglia reale piemontese con il Sacro Romano,la cui dissoluzione si concluse intorno al 1806.

L’unione di questi due drink hanno dato vita al famoso Negroni nato a Firenze tra il 1919-20 per opera del conte Camillo Negroni, per uso abituale per la sua frequentazione dell’aristocratico Caffè Casoni, chiese di sostituire il seltz con del gin, così nasce “l’Americano alla moda del conte Negroni”, da qui prenderà semplicemente il nome di cui conosciamo il nome ad oggi.

Prima di iniziare questo lungo viaggio dedicato all’Americano, nelle prossime pagine ci viene rilasciata la ricetta ufficiale della IBA, l’associazione che raggruppa tutti i bartender sparsi in tutto il mondo. L’Americano nasce come un cocktail da aperitivo, realizzato con la tecnica build (gli ingredienti vengono addizionati al ghiaccio e miscelati direttamente dentro il bicchiere) e si serve di un bicchiere basso (lo stesso utilizzato dal Negroni) chiamato old fashioned o tumbler basso

Gli ingredienti sono il Vermouth, Bitter Campari, uno splash soda e si conclude con decorazione di scorzetta di limone e una fettina d’arancia. Come avrete modo di leggere già tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 fu un vero successo, grazie anche al flusso della migrazione verso l’America.

I bartender danno il meglio in questo libro che viene presentato come un’indagine di approfondimento ancora oggi e che raggruppa aspetti concreti, fattuali, sensoriali e creativi del cocktail. Oltre questo c’è tutta la storia dietro di questo cocktail e che viene spiegata all’interno dei vari capitoli in L’ora dell’Americano – primo cocktail italiano.

Ogni paragrafo contiene un approfondimento dei due alcolici, quella della soda e tutto il processo della modernità fino ad oggi. Ci sono piccole chicche e aneddoti su questo drink come lo stesso pugilato Primo Carnera con il suo legame al nome e alla ricetta provata da De Roberto che nel 1895, nel suo libro sull’amore vi accenna parlando “di una specie di vermouth-bitter-seltz che stuzzichi l’appetito e prepari alla digestione”.

Fortunato Depero, Se la pioggia fosse Bitter Campari, 1926-1927, Rovereto, Mart, Fondo Depero

Il sommario ha diversi capitoli con approfondimenti precisi e pieni di foto, documenti e manifesti storici. Troviamo tra l’altro negli ultimi capitoli una serie di miscelazioni diverse dai grandi nomi come Samuele Ambrosi, Flavio Angiolillo, Salvatore Calabrese “The Maestro”, Tommaso Cecca, Giorgio Fadda, Alessandro Palazzi, Mattia Pastori, Ago Perrone, Luca Picchi, Patrick Pistolesi, Jorge Alberto Soratti ed il leggendario storico del bar americano David Wondrich, colui che si occupato della prefazione e descrive anche il legame tra James Bond e l’Americano.

Il libro si conclude con il capitolo dedicato ai cocktail all’uso della parola, in Italia, nei ricettari, nei manuali e diffusione del bere miscelato nel turismo e il proibizionismo.

Una sinfonia di aromi, colori e sapori: ecco il cocktail, la bevanda miscelata in cui l’alcol gioca da direttore d’orchestra.

Quindi a chi è dedicato questo viaggio all’insegna di uno dei cocktail più amati di sempre e al mondo? Agli amanti dei cocktail e per chi vuole conoscere questo mondo.

Conoscete questo libro? ? Fatemelo sapere nei commenti e non perdere gli aggiornamenti anche su Instagram.

Ringrazio Hoepli Edizioni per la copia cartacea

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Heinz Beck diceva che la cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia. Per me la cucina è ben oltre le apparenze, è un gesto d'amore e così nascono le mie ricette insieme a tutte le foto correlate. Zelda's Kitchen è il blog di cucina attraverso libri, ricette e viaggi dal 2013.

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