Torto Marcio di Alessandro Robecchi

Torto Marcio di Alessandro Robecchi – Recensione

Oggi Daniela di Daniela Carletti – Autrice per l’appuntamento del libro, ci parla de Torto Marcio di Alessandro Robecchi nell’edizione di Sellerio Editore Palermo

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Recensione di Daniela Carletti di Torto Marcio di Alessandro Robecchi

«Giallo sociale»

Milano è scossa da una serie di omicidi collegati tra loro da un sasso che puntualmente viene ritrovato sui cadaveri.
I luoghi in cui si sviluppano le indagini e la storia, sono realtà molto lontane tra loro: la questura (che vedrà un team di uomini lavorare in incognito), il mondo di Carlo Monterossi (autore televisivo in auge che però si vergogna del suo programma più acclamato), un quartiere malfamato (dove si assiepano varie disperazioni). Ma nonostante la distanza, situazioni e gente di diversa estrazione convergeranno tutti in base ad una tesi molto interessante, in un epilogo che è la somma delle storie.

Torto Marcio
Torto Marcio

“Torto marcio” è un Police procedural dalle tinte Noir, che sconfina in maniera importante nel Giallo sociale.
Questo perché nel romanzo di Robecchi, dal ritmo felicemente sostenuto, ci sono molte cose: il gioco di squadra di un gruppo di poliziotti che non possono contare sui “piani alti”, la sorte “già sentita” dei diseredati della terra (poveri di ogni età, gente senza casa, immigrati), criminali di ogni tipo e di ogni ceto sociale, il grottesco delirio dell’opinione pubblica che in seguito ai delitti del caso chiede l’intervento dell’esercito per le strade di Milano, gente di spettacolo con scarsa indole morale e perfino un collettivo politico che sembra sbucare fuori intatto da qualche aula occupata di circa mezzo secolo fa.

Insomma in questo lavoro c’è la guerra dei poveri contro i poveri, dei poveri contro i ricchi, di qualche ricco che a suo modo aiuta i poveri, dei ricchi che aiutano solo se stessi e infine dei cinici che, avendo perso da tempo qualunque senso dell’etica, “pascolano” su tutti gli altri: è la guerra di tutti contro tutti.

Dunque l’impianto del romanzo è evidente: una pletora di situazioni e un narratore che le commenta, usando il Giallo per operare una denuncia non politica, ma di tipo sociale a tutto tondo, in cui non mancano gli aspetti ironici della vita.

Ma il dato originale di questo lavoro è la presenza delle citazioni dei brani di Bob Dylan: sono troppe per non avere un senso che vada al di là dell’oggetto in sé. E infatti il tono generale di questo romanzo suona come “State a sentire un po’ questa”. Robecchi trasforma il narratore che è esterno alla storia, in un cantastorie, e per farlo usa i testi del “menestrello” (Dylan, appunto), che infatti compaiono qua e là, spesso a conclusione dei capitoli, proprio come il commento cantato dei cantastorie d’altri tempi che si esibivano in pubblico accompagnandosi con la chitarra o il mandolino.

E dato che ne parla, Robecchi diventa polemico con chi, trasformando in altro la natura del cantautore, legge nei suoi testi una “complessa cosmogonia dylaniana” e individua una “psicopatologia di Bob Dylan” (pag. 46), fino al conferimento del Nobel che però, lui, il “menestrello”, non va a ritirare.

La presenza del cantastorie determina così, per conseguenza, una sorta di uniformità (legittima) del linguaggio impresso ai vari personaggi, condotta all’insegna di un pragmatismo spicciolo e diretto.
Unica eccezione sta nei toni di una donna di estrazione aristocratica che però, provenendo da quel mondo, difficilmente si esprimerebbe come nel libro: in maniera poco confacente al vero chiede implicitamente al suo interlocutore (che non fa parte delle sue frequentazioni), il consenso mentre parla, si confida con lui, cerca condivisione e comprensione.

Sempre volutamente, viene a mancare un colpo di scena che si rendeva ovvio (e in parte anche un secondo, pure questo in riferimento alla risoluzione del caso), poiché Robecchi punta ad ottenere un altro grande effetto, muovendosi su un percorso collaterale che riporta ancora una volta ad una critica trasversale del sociale.

Ma anche se i delitti di per sé hanno una posizione di secondo piano, va evidenziato come alquanto improbabile l’errore che tradisce l’assassino: unico inciampo questo, nella costruzione di un caso molto complesso (scritto indubbiamente con maestria), in cui proprio per quella complessità, le incongruenze della trama sono sempre in agguato.

Dulcis in fundo, in un contesto dove tutti gli “attori” della società pensano di avere ragione, ma dove tutti invece, secondo l’autore, hanno torto, “torto marcio”, non potevano mancare le citazioni di Nietzsche (tratte da “Aurora: Pensieri sui pregiudizi morali”), il cui pensiero rende possibile ogni cosa nell’interpretazione distorta di chi lo usa per giustificare la sua personale visione dell’etica.
Daniela Carletti

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Daniela Carletti è nata nel 1963 a Roma dove vive con suo marito. Musicista professionista è insegnante di Canto e Jazz. Appassionata di arte, cultura e scienza ha scritto per diletto Il suono del silenzio, 2013; Le memorie dell’acqua, 2014; La magia del XVIII secolo, 2014; Secundum ordinem Melchisedek, 2018. Dal 2023 contribuisce con le sue meravigliose recensioni su Appunti di Zelda

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