La Montagna Incantata

La Montagna Incantata di Thomas Mann – Recensione

Oggi Daniela di Daniela Carletti per l’appuntamento del libro, ci parla de La Montagna Incantata di Thomas Mann nell’edizione di Corbaccio Editore.

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Recensione di Daniela Carletti de La Montagna Incantata di Thomas Mann

Nel 1907 Hans Castorp giovane borghese di belle speranze, decide di far visita a suo cugino affetto da tubercolosi e ricoverato per questo presso il sanatorio di Davos in Svizzera, dove si svolgono i fatti.

Con il trascorrere delle settimane però, quella che doveva essere soltanto una visita, si trasforma in una degenza anche per Castorp che scopre di avere una malattia ai polmoni.

Sarà lo scoppio della Prima Guerra Mondiale a scuoterlo dopo 7 lunghi anni trascorsi nel ricovero, e a farlo ritornare nel mondo reale.

La Montagna Incantata
La Montagna Incantata di Thomas Mann

Il senso del titolo originale “Der Zauberberg”  che in tedesco sta per “La montagna magica”, è profondamente diverso da quello tradotto in italiano: mentre un incantesimo si subisce, la magia è una proprietà di chi la possiede.

La montagna di Thomas Mann infatti, trasferisce la sua magia su coloro che la vivono, come accade agli ospiti del sanatorio, seppur in modi differenti. Essa rappresenta un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, una sorta di microcosmo che appare come un campionario del mondo reale e perciò più comprensibile a livello sensoriale, in cui gli esseri umani si agitano di fronte all’inevitabile conclusione della vita, che è la morte.

Nobel per la Letteratura nel 1929, Mann inizia a scrivere “La montagna incantata” (pubblicata nel 1924), lo stesso anno (1912) in cui viene editata “La morte a Venezia”.

Molte le somiglianze tra i due romanzi: il tema della morte, la malattia, la scelta di un luogo di vacanza noto, la fuga dei turisti da una Venezia in preda al morbo, come quella dei pazienti dal sanatorio allo scoppio della I.a Guerra Mondiale.

Mentre ne “La morte a Venezia” però, assistiamo a una sorta di dramma grottesco, nel romanzo in questione tutto avviene su un piano intellettuale molto “alto”, che vacilla sul baratro di un – cupio dissolvi (desiderio di essere dissolto), nella sua accezione psicopatologica.

Se all’inizio del romanzo Hans Castorp si presenta come un uomo mediocre, senza qualità, né pretese, un’anima “pura” che però non si sottrae al confronto con i grandi temi di natura filosofica e di carattere esistenziale (tra gli altri), si evolverà nel corso della narrazione.

Per questo alcuni critici ritengono che si tratti di un innovativo “bildungsroman” tedesco (romanzo di formazione); in realtà, pur essendo presente l’evoluzione interiore del protagonista come sempre accade nel narrare anche solo una parte della vita di qualcuno, la centralità dell’opera s’impernia su altri temi.

La “malattia” è uno di questi e va intesa nel giusto senso: singolare che in un sanatorio il curante (Behrens) conversi amabilmente con un paziente (Castorp) sulla qualità dei sigari, sul loro profumo e il gusto; e a pag.187 lo psicanalista Krokowski afferma che la tisi è solo l’indice di un disagio interiore di natura psichica: il soggetto dunque, è il “male di vivere”.

Nel piccolo mondo creato sulla montagna incantata, la compagnia e l’arredamento sono scelti da qualcun altro, la scansione del tempo è suggerita dal ricorrere quotidiano delle medesime azioni, gli interrogativi esistenziali sono sempre gli stessi, come pure la naturale conclusione dell’esistenza.

Di fronte a ciò, gli uomini che Mann ci rappresenta reagiscono variamente: alcuni accettano con rassegnazione la “malattia”, altri ne vanno addirittura fieri, altri ancora pensano di poter guarire sperando di sottrarsi all’inevitabile destino.

È qui che si pone un altro tema, quello della weltanschauung, termine tedesco con cui s’intende una visione della vita, una concezione dell’esistenza e del posto che in essa occupa l’uomo.

Castorp si trova a doverne scegliere una sua propria, conteso tra varie posizioni che l’abilità dell’autore pone sulla scena, servendosi di tre personaggi emergenti dalla massa: l’italiano Settembrini che cerca di riavvicinare il protagonista alla realtà, illustrandogli i valori della democrazia e della cultura; il nichilista Naphta che rappresenta il volto di un mondo decadente (morirà suicida); l’olandese Peeperkorn che incarna l’istinto naturale e impetuoso verso la vita, anche se poi si ucciderà com’è ovvio, poiché la vita confluisce in ogni caso nella morte.

È così che Mann svela l’ultimo grande tema non certo per importanza, che serpeggia fin dalle prime pagine, e che costituisce il vero soggetto dell’opera che, infatti, si chiude con lo scoppio della guerra. Il messaggio è chiaro: si può morire per una patologia, per mano nostra o per una causa esterna, ma comunque si muore.

Ed è di fronte a questa consapevolezza che il giovane protagonista da il meglio di sé. Prendendo coscienza a poco a poco della sua “malattia”, Hans Castorp sublimando l’intelletto che è proprio di ogni essere umano, si rifiuta di concedere alla morte, il dominio sui propri giorni dell’esistenza.

Un capolavoro assoluto, dove il lirismo raggiunge il suo apice massimo nel capitolo “Neve”.

Daniela Carletti

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Daniela Carletti è nata nel 1963 a Roma dove vive con suo marito. Musicista professionista è insegnante di Canto e Jazz. Appassionata di arte, cultura e scienza ha scritto per diletto Il suono del silenzio, 2013; Le memorie dell’acqua, 2014; La magia del XVIII secolo, 2014; Secundum ordinem Melchisedek, 2018. Dal 2023 contribuisce con le sue meravigliose recensioni su Appunti di Zelda

4 Comments

  • Sara Bontempi

    Un bel classico da leggere assolutamente, sono sincera nel dire che non l’ho ancora letto ma è sempre nella mi wish list.

  • Daiana Bianco

    Interessante questa recensione. Capra io che devo ancora leggere il libro (mentre de La morte a Venezia ho visto almeno il film).
    Devo recuperarlo subito!

  • Roby

    È indubbiamente uno dei classici del Novecento da leggere almeno una volta nella vita! Argomenta lo scibile umano e i vari interrogativi che l’ uomo si è sempre posto.

  • Manuela

    Sicuramente un grande classico del Novecento che non deve assolutamente mancare in libreria.

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