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Itadakimasu: cibo, anime, tradizione giapponese in mostra a Milano

  • 6 Marzo 2026

Itadakimasu (いただきます) è la prima parola di ogni pasto, in Giappone, un gesto di gratitudine per la persona che ha cucinato il pasto, per la terra e infine per il nutrimento stesso. È un piccolo rituale silenzioso e gentile che racchiude rispetto e condivisione, e non poteva esserci titolo più azzeccato per una mostra che trasforma in realtà ciò che fino a oggi si era visto soltanto sullo schermo.

Itadakimasu. Le Storie Nascoste nella Cucina degli Anime è l’esposizione che porta i visitatori alla scoperta dei piatti iconici dell’animazione giapponese, rendendo tangibili sapori immaginati e pietanze che hanno emozionato generazioni di fan in tutto il mondo. Aperta fino al 6 aprile 2026 presso lo Spazio Varesina 204, nel cuore del Milano Certosa District, la mostra si presenta con un allestimento completamente rinnovato che intreccia immaginazione e tradizione culinaria del Sol Levante, ispirandosi ai grandi maestri come come Hayao Miyazaki, Eichiro Oda e Masashi Kishimoto.

Itadakimasu: un progetto tra cibo, arte e racconto unito da un filo conduttore

Il progetto nasce da Vertigo Syndrome ed è curato dal food influencer Sam Nazionale, noto online come @pranzoakonoha e dalla scrittrice Silvia Casini. L’esposizione esplora come il cibo negli anime non sia mai semplice sfondo: è linguaggio, è emozione, è il modo in cui i personaggi stringono legami, celebrano vittorie e si consolano nelle sconfitte.

La mostra gode del patrocinio del Municipio 8 di Milano, del Consolato Generale del Giappone a Milano e di AIRG – Associazione Italiana Ristoratori Giapponesi, a conferma della solidità culturale e istituzionale di un progetto che va ben oltre la nostalgia.

Nove sale, un universo da attraversare

Il percorso si sviluppa attraverso nove sale scenografiche costruite con rigore e passione: 16 video-ricette originali, 38 sculture realizzate con la tecnica giapponese dello shokuhin sampuru, 14 stampe ukiyo-e, 22 poster dedicati allo Studio Ghibli, 37 poster di anime, 4 cartonati e le illustrazioni originali degli artisti Loputyn e Blackbanshee, oltre a contenuti interattivi e un ricco bookshop tematico. Ogni elemento non è semplice decorazione: ciascun dettaglio è un tassello narrativo che immerge il visitatore nella cucina viva degli anime, tra sapori, profumi e storie.

Un piccolo dono attende chi si mette in gioco: un ricettario dei piatti ispirati agli anime accompagna la visita, insieme a una caccia al tesoro tematica. Chi completa il percorso riceve un omaggio personale un dettaglio che trasforma l’esperienza in un ricordo da portare a casa a fine mostra.

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Dal Santuario di Inari alla sala del bentō

Si entra attraverso il Santuario di Inari, dedicato al kami del raccolto, dell’agricoltura, della fertilità e della prosperità. Qui è possibile compiere un’offerta simbolica, scegliendo tra una varietà di doni rituali. Le eleganti volpi — messaggere divine della tradizione nipponica — accolgono i visitatori e li accompagnano lungo il percorso, introducendo fin da subito la dimensione spirituale che permea la cultura gastronomica giapponese. La sala illustra anche la distinzione tra washoku, la cucina tradizionale, e yōshoku, i piatti occidentali reinterpretati ai gusti locali a partire dall’Epoca Meiji.

Si prosegue nella sala dell’Hanami, la celebrazione della fioritura dei ciliegi tra marzo e aprile: un momento sospeso tra bellezza effimera e convivialità, vissuto tradizionalmente all’ombra dei sakura, spesso attorno a un pic-nic tra amici e familiari. Poi arriva la sala del bentō una delle più evocative del percorso. Il tradizionale porta-pranzo giapponese non è solo un pasto: è un piccolo rito estetico quotidiano, dove ogni ingrediente dal riso al tamagoyaki, dalle polpette ai fritti di carne o pesce viene scelto e disposto con cura quasi meditativa. Una sala che mette appetito, ma soprattutto mette il cuore in viaggio verso il Giappone.

Rāmen, kami e la magia dei matsuri

La sala del rāmen ricrea l’atmosfera intima di un locale tradizionale giapponese in cui vi sono lunghe postazioni in legno individuali che separano i commensali, favorendo quella concentrazione silenziosa sul piatto che caratterizza la cultura del rāmen bar. Un omaggio diretto all’universo di Naruto di Masashi Kishimoto, che ha reso questo piatto emblema della cucina giapponese contemporanea agli occhi del mondo intero. L’esposizione racconta anche la straordinaria varietà del rāmen: oltre duecento varianti ufficialmente codificate in Giappone, nate da quattro tipologie principali e arricchite dall’influenza delle cucine regionali e stagionali dell’arcipelago.

Si entra poi nel Banchetto dei Kami, ispirato a La Città Incantata di Hayao Miyazaki: una sala che rende omaggio al legame profondo tra cibo, cultura e spiritualità. Al centro campeggia un tavolo imbandito con una straordinaria varietà di portate tradizionali, riprodotte con la tecnica dello shokuhin sampuru, ovvero l’arte giapponese delle riproduzioni alimentari in cera o resina dove colori, forme e dettagli trasformano ogni piatto in un piccolo capolavoro visivo.

Itadakimasu

Il percorso attraversa poi i matsuri, le feste tradizionali giapponesi in cui le strade si animano di bancarelle e profumi. La sala dedicata a Tanabata ricrea le tipiche bancarelle di street food con tutte le prelibatezze che rendono questi festival indimenticabili: takoyaki (polpette di polpo, simbolo di Osaka), korokke (crocchette di patate e carne), kakigōri (granita dai colori vivaci), taiyaki e temarizushi. Sull’onda del romanticismo della festa, i visitatori possono scrivere il proprio desiderio su un tanzaku la striscia di carta washi colorata che, secondo la tradizione, porta i sogni fino alle stelle.

Il caffè, il Natale e l’apertura al mondo

Non manca uno spazio dedicato alla cultura del caffè con karaoke, ispirato ai locali iconici giapponesi dai Maid Cafè ai Butler Cafè, dai Neko Cafè agli spazi a tema  con i dolci tipici delle caffetterie nipponiche. Inaspettata, e per questo ancora più affascinante, è la sala dedicata al Natale giapponese: un angolo dove tradizioni occidentali e locali si fondono in modo unico, con il Kentucky Fried Chicken che ha reso popolare da una celebre campagna pubblicitaria degli anni Settanta e la Christmas Cake, la soffice torta di fragole e panna immortalata in innumerevoli scene di manga e anime, tra cui il celeberrimo Nana della mangaka Ai Yazawa.

Il percorso si chiude con la sala dedicata all’Era Meiji e all’apertura del Giappone al mondo: Yokohama e le città portuali diventano luoghi d’incontro tra culture, tecnologie e stili di vita allora sconosciuti. Da questa contaminazione nasce lo yōshoku, la cucina dell’ibridazione, simbolo di un Giappone capace di accogliere il nuovo senza mai perdere se stesso una lezione di contemporaneità che suona sorprendentemente attuale.

Itadakimasu è una mostra curata nel dettaglio, dove ricerca, studio e creatività lavorano insieme per offrire un’esperienza autentica agli appassionati di anime, ai curiosi di cultura giapponese e a chi si avvicina per la prima volta a questo universo. Perché il cibo, in fondo, è sempre stato il miglior modo per raccontare chi siamo e poche culture lo sanno fare con la stessa grazia, la stessa profondità e la stessa bellezza del Giappone.

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      Mi chiamo Ioni e mi occupo di raccontare viaggi e cultura rumena. Su Appunti di Zelda mi dedico alla realizzazione di video e, nella vita reale, sono il compagno di Zelda. Dal 2023 collaboro con lei al suo progetto.

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