Il Museum dell’Olio di Bardolino rappresenta una delle porte più autentiche per entrare nella storia dell’olivicoltura gardesana, raccontata attraverso l’eredità della famiglia Turri. È il 1963 quando Umberto Turri sceglie di stabilirsi a Cisano di Bardolino, in un’area che iniziava ad attirare un turismo sempre più internazionale.
Qui apre il frantoio e il negozio, gettando le basi di un percorso che, negli anni Ottanta, culminerà con l’inaugurazione del Museo dell’Olio: il primo in Italia dedicato interamente alla cultura olearia.
Oggi, tre generazioni dopo, la famiglia Turri continua a seguire ogni prodotto dalla selezione delle materie prime al confezionamento, fino alla consegna diretta. Per loro, l’olio non è solo un alimento è parte integrante della propria storia.
Come nasce la storia dei Turri e del Museum dell’Olio
La vicenda di Umberto inizia però molto prima. Nato nel 1929 a Grezzana, nel veronese, apprende da giovanissimo i segreti del mestiere accanto al padre Mario, custode degli uliveti di una villa veneta. È un sapere che lo accompagna per tutta la vita e che, negli anni Sessanta, lo spinge insieme alla moglie Teresita a trasferirsi a Bardolino per rilevare un antico frantoio.
Da quel momento, la loro esistenza si trasforma in una missione, quella di riscoprire e salvare le tradizioni olivicole. Viaggiano in camper attraverso l’Europa, recuperando strumenti agricoli dimenticati in stalle, cantine e cortili. Veri capolavori dell’artigianato rurale, spesso sepolti sotto decenni di polvere. Li restaurano, li catalogano, li riportano alla luce.












Le sale del museo ripercorrono l’evoluzione della produzione dell’olio d’oliva dal Settecento agli inizi del Novecento, un periodo in cui le prime innovazioni tecnologiche iniziano a diffondersi e a ridefinire il lavoro degli olivicoltori.
Passeggiando tra gli ambienti espositivi, ci si trova di fronte a strumenti che hanno segnato la storia dell’olio come presse a leva, frantoi con ruota a trazione idrica, attrezzi originali che oggi appaiono come silenziosi custodi di un sapere antico. Ogni macchinario è presentato in modo da raccontare non solo la sua funzione, ma anche il contesto umano e produttivo in cui veniva utilizzato. Non semplici reperti di archeologia industriale, quindi, ma testimonianze vive delle sfide, delle fatiche e dell’ingegno che caratterizzavano il lavoro dei frantoiani di un tempo.
Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva dedicata alla coltivazione delle olive e alla produzione dell’olio. Nella prima sala, un video-documentario e diversi pannelli didattici guidano il visitatore attraverso le fasi del processo produttivo, offrendo una visione chiara e approfondita di come nasce uno dei prodotti simbolo della cultura mediterranea. Una narrazione immersiva che prepara lo sguardo e la mente a comprendere appieno il valore dell’olio d’oliva e la sua lunga storia.
Infine, è possibile partecipare a una degustazione dei diversi oli, accompagnata da alcune chicche gastronomiche servite su pane e da una selezione di altri prodotti realizzati con il loro olio. Se ti è piaciuto questo articolo non dimenticare di seguirci su Instagram e iscriviti alla newsletter.