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Monastero delle suore trappiste di Vitorchiano: dove il silenzio diventa vino

  • 16 Aprile 2025

Tra i boschi e le colline dell’Alto Lazio, a pochi chilometri dal borgo di Vitorchiano, esiste un luogo dove il tempo scorre con la lentezza della preghiera, dove la terra viene coltivata in silenzio e rispetto, e dove il vino nasce come gesto sacro. È il Monastero delle suore di clausura trappiste di Vitorchiano, una comunità monastica che affonda le sue radici nel 1875 e che, dal 1957, ha trovato in questo angolo di Tuscia la sua dimora definitiva.

Oggi, il monastero ospita delle suore che seguono la Regola di San Benedetto, fondata sull’equilibrio tra preghiera e lavoro manuale. In questo ritmo quotidiano essenziale e raccolto, prende vita una produzione agricola che è frutto di dedizione, ascolto della terra e spiritualità. Tra orti, frutteti, uliveti e laboratori artigianali, una delle espressioni più sorprendenti di questa vocazione al lavoro è senza dubbio la produzione di vino.

I vini del Monastero: spiritualità e terroir

Le vigne del Monastero delle suore di clausura trappiste di Vitorchiano si estendono per circa quattro ettari e sono coltivate secondo metodi biologici. Il terreno di origine vulcanica, ricco di peperino – una pietra grigia porosa tipica della zona – conferisce alle uve una marcata impronta minerale. La vinificazione avviene senza l’aggiunta di lieviti selezionati, lasciando che sia il tempo a condurre il processo. È un approccio naturale, che privilegia l’autenticità del frutto e l’identità del luogo, in perfetta coerenza con lo stile di vita monastico.

Da questa terra e da queste mani nascono tre vini: il Coenobium, il Coenobium Ruscum e il Benedic. Tre nomi che raccontano, ciascuno a modo suo, una diversa sfumatura di questo luogo sospeso tra terra e cielo.

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Coenobium: l’eleganza della semplicità

Il Coenobium è il primo vino prodotto all’interno del monastero, e rappresenta la voce più delicata e immediata della produzione enologica delle suore. È un bianco ottenuto da uve Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Grechetto, coltivate su suoli magmatici che donano freschezza e verticalità. Alla vista si presenta con un giallo paglierino limpido, mentre al naso si apre su sentori di erbe spontanee, camomilla, frutta matura e lievi sfumature floreali.

In bocca è agile e salino, con una beva piacevole e diretta che non rinuncia alla complessità. Un vino che accompagna con discrezione, che non impone ma invita, proprio come l’atmosfera che si respira tra le mura del monastero. Il Coenobium è un bianco quotidiano, ma mai banale: racconta la terra con grazia e umiltà.

Coenobium Ruscum: il bianco che parla in rosso

Il Coenobium Ruscum è la versione più intensa e materica del fratello maggiore. Si tratta di un vino bianco vinificato con macerazione sulle bucce per almeno 15 giorni, una tecnica più comune nei rossi che nei bianchi, ma qui impiegata con sensibilità e coerenza. Le stesse uve del Coenobium – Trebbiano, Malvasia, Verdicchio – vengono lavorate per estrarne struttura, profondità e una componente tannica leggera ma percepibile.

Il colore vira verso un dorato caldo, con riflessi ambrati. Al naso si avverte il profumo del fieno secco, delle erbe balsamiche come mentuccia e salvia, e di frutta matura a polpa gialla. Il sorso è avvolgente, minerale, dinamico. Un vino che racconta il tempo e la pazienza, ma anche la volontà di esplorare, pur restando fedeli a uno stile sobrio e misurato. Il Ruscum è il vino della meditazione: complesso, austero e profondamente autentico.

Benedic: la gioia del vino rosso

Il Benedic è il rosso della casa, un vino giovane e conviviale, nato dall’assemblaggio di Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot. La macerazione di 15 giorni dona morbidezza e un colore rubino brillante. Al naso esprime vivacità con note fruttate fresche, piccoli frutti rossi e un accenno di sottobosco. In bocca è snello, fruttato, con un finale lieve e armonico.

È il vino del pranzo quotidiano, della tavola semplice, del calice da condividere. Ma anche qui, dietro alla leggerezza apparente, si percepisce l’equilibrio di chi lavora con cura, senza mai forzare la mano. Il Benedic è un vino che fa della sobrietà la sua cifra stilistica, esattamente come le mani che lo producono, seguici anche su Instagram.

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Foto copertina Trappiste Vitorchiano
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