Bari, i segreti che attraversano gli ambienti sociali e le verità che si nascondono dietro una facciata rispettabile sono al centro di Il fango sotto la seta, il thriller psicologico di Giovanna Senese. Nel suo quarto romanzo autoprodotto, l’autrice costruisce una storia in cui le apparenze diventano una chiave di lettura ambigua e i dettagli possono cambiare il modo in cui vengono interpretati personaggi e situazioni.
Giovanna Senese approfondisce il significato del titolo, il legame con la sua città e il lavoro necessario per costruire una trama capace di mantenere viva la curiosità del lettore, raccontando il proprio approccio alla scrittura e alla costruzione della suspense.
Giovanna Senese: i dettagli e le ambiguità del thriller psicologico
Nel thriller psicologico, la verità non è sempre nascosta nei grandi segreti: a volte si annida nei gesti più ordinari, nelle parole non dette o nelle contraddizioni di chi sembra avere tutto sotto controllo. In Il fango sotto la seta, quanto è stato importante lavorare su questi dettagli per costruire una storia in cui il lettore è chiamato a dubitare di ciò che vede e di ciò che crede di aver capito?
Giovanna Senese: Per me costruire un thriller psicologico significa prima di tutto lavorare sulle sfumature e sui non detti. Spesso quello che ci porta fuori strada o che, al contrario, svela una verità inaspettata non è un evento eclatante, ma un piccolo scarto nella quotidianità: una pausa troppo lunga in un discorso, un gesto stonato, una reazione sproporzionata rispetto al contesto.
In Il fango sotto la seta ho voluto che il lettore osservasse i personaggi da vicino, quasi spiandone i movimenti e la vita di tutti i giorni. Chi sembra avere una vita impeccabile o il pieno controllo della situazione spesso investe un’energia enorme nel mantenere quell’apparenza. Ed è proprio nelle crepe minuscole di quella facciata che ho nascosto i veri indizi.Mi piace l’idea che chi legge debba porsi continuamente delle domande, dubitando non solo delle parole dei protagonisti, ma anche della percezione che ha di loro.
Il titolo Il fango sotto la seta suggerisce un contrasto potente tra ciò che appare raffinato e ciò che si cela sotto la superficie. Quando ha scelto questo titolo, quale immagine o intuizione aveva in mente? E quanto rappresenta, secondo lei, la natura dei personaggi e del mondo che ha costruito nel romanzo?
Giovanna Senese: Questo titolo nasce da un’immagine molto nitida: la seta rappresenta l’eleganza, la rispettabilità, la superficie pulita e patinata che ognuno di noi – e in particolare la borghesia o certi ambienti sociali – cerca di mostrare all’esterno. Il fango, invece, è ciò che sta sotto: i compromessi, i segreti, le colpe non confessate, la materia viva e imperfetta di cui siamo fatti quando nessuno ci guarda.
Quando ho pensato a questa metafora, volevo che raccontasse l’essenza stessa dei personaggi.Nessuno in questo romanzo è del tutto innocente o completamente privo di zone d’ombra. Tutti indossano un «abito di seta» per proteggersi o per nascondere qualcosa, ma prima o poi il fango affiora, sporca i margini e costringe a fare i conti con la realtà. Rappresenta perfettamente la doppia vita che molti dei miei personaggi conducono, consapevolmente o meno.
Bari non è soltanto il luogo in cui vive, ma anche una città che sceglie di portare nelle sue storie. In questo thriller, il contesto urbano e sociale contribuisce a creare tensioni e ambiguità: in che modo la città ha influenzato lo sviluppo della vicenda? C’è un lato di Bari che la narrativa può raccontare meglio di quanto riesca a fare lo sguardo quotidiano?
Giovanna Senese: Bari è la mia città, la conosco nei suoi ritmi, nei suoi odori, nei suoi contrasti. È un luogo di grande luce, di mare e di bellezza solare, ma, come tutte le città, vive di forti dualismi. C’è la Bari elegante dei quartieri centrali e c’è la Bari più viscerale, storica o periferica; ci sono gli ambienti protetti e quelli in cui le tensioni sociali sono quotidiane. Nel romanzo la città non fa da semplice sfondo o scenografia, ma agisce come un personaggio vero e proprio. Influenza gli umori, condiziona le scelte e amplifica le ambiguità.
La narrativa ha il grande potere di andare oltre lo sguardo distratto con cui attraversiamo le strade ogni giorno: ci permette di spegnere la luce del sole e di esplorare gli angoli in ombra, ascoltando gli echi di storie che normalmente resterebbero sotterrate sotto la fretta quotidiana.

I segreti e i legami con il passato possono trasformarsi in una gabbia, ma anche in una giustificazione dietro cui nascondersi. Quando costruisce i suoi personaggi, parte da ciò che hanno fatto oppure da ciò che li ha portati a farlo? E fino a che punto le interessa esplorare quella zona grigia in cui comprendere le ragioni di qualcuno non significa necessariamente assolverlo?
Giovanna Senese: Parto quasi sempre dal «perché». Ciò che un personaggio fa è l’atto finale, ma la parte più affascinante per me è capire la catena di eventi, ferite o illusioni che lo ha condotto a quel punto. Il passato è come un filo invisibile che continuiamo a riavvolgere; per qualcuno diventa un rifugio, per altri una giustificazione per le proprie debolezze o per azioni sbagliate.
La zona grigia è il territorio che amo di più esplorare quando scrivo. Non mi interessano i personaggi totalmente buoni o del tutto malvagi, perché la realtà non funziona così. Comprendere le motivazioni profonde di una persona, scavare nel suo dolore o nella sua fragilità, non significa giustificarla o assolverla. Significa piuttosto mostrare quanto sia sottile il confine che separa un’intenzione buona da un errore irreparabile.
Un thriller psicologico vive di un equilibrio delicato: il lettore deve ricevere indizi sufficienti per formulare ipotesi, ma non così evidenti da intuire subito dove lo condurrà la storia. Come lavora sulla gestione delle informazioni, sui depistaggi e sui dettagli che acquistano un significato diverso man mano che la narrazione procede? Le è mai capitato di modificare un elemento della trama perché rischiava di rivelare troppo?
Giovanna Senese: Gestire il ritmo delle informazioni è probabilmente la parte più complessa e avvincente della stesura. Il mio obiettivo è stabilire una sorta di patto d’intesa con il lettore: non devo ingannarlo in modo sleale, ma devo offrirgli pezzi di un puzzle che a prima vista sembrano appartenere a quadri diversi.
Procedo lavorando molto sulla prospettiva e sul punto di vista dei personaggi. Un dettaglio mostrato all’inizio può sembrare insignificante, ma quando viene riletto alla luce di una nuova rivelazione cambia totalmente senso. Mi capita spesso, durante le fasi di rilettura e revisione, di accorgermi che una battuta di dialogo o una descrizione rivelano troppo presto un nodo centrale: in quei casi intervengo tagliando, sfumando o dosando meglio i tempi, per proteggere la tensione della storia fino all’ultimo.
Il fango sotto la seta è il suo quarto romanzo autoprodotto su Amazon KDP, un percorso che ha scelto di portare avanti attraverso il self-publishing. Guardando alle sue prime esperienze di scrittura, che cosa è cambiato nel suo modo di raccontare l’animo umano e di affrontare una storia? E, dopo aver accompagnato i lettori dentro questo intreccio di segreti e apparenze, quale domanda vorrebbe lasciare loro anche dopo aver chiuso il libro?
Giovanna Senese: Il percorso dell’autopubblicazione mi ha regalato una grande libertà, ma mi ha anche insegnato molta disciplina. Rispetto ai miei primi passi, sento di aver maturato una maggiore pazienza nell’ascoltare i personaggi e una consapevolezza più profonda delle strutture narrative.
Con il tempo ho imparato a togliere il superfluo e a concentrarmi sempre di più sullo scavo psicologico. Al termine della lettura di Il fango sotto la seta, mi piacerebbe che il lettore si portasse dietro una riflessione: «Quanto conosciamo davvero le persone che ci circondano, e quanta parte di noi stessi scegliamo di nascondere per paura o per proteggerci?». Se dopo aver chiuso l’ultima pagina resta quella piccola sensazione di dubbio sulle apparenze di tutti i giorni, allora la storia ha raggiunto il suo scopo.