Che cosa può raccontare un mito antico a chi vive nel presente? La vicenda di Orfeo ed Euridice continua a interrogare la cultura occidentale perché affronta una delle contraddizioni più profonde dell’esperienza umana: il desiderio di sottrarsi alla perdita e l’impossibilità di cancellare definitivamente il confine tra la vita e la morte.
È da questa tensione che prende forma Imitate the Sleep of Stones, la mostra personale di William Kentridge presentata al Museo Archeologico Nazionale di Atene, in Grecia, dal 30 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027. Curata da Burcu Fikretoğlu, cofondatrice della piattaforma artistica Perasma, l’esposizione mette in relazione la ricerca dell’artista con una selezione di reperti archeologici, costruendo un percorso in cui il patrimonio classico non è soltanto testimonianza del passato, ma interlocutore dell’arte contemporanea.
Il progetto si sviluppa intorno al mito di Orfeo, musicista capace di raggiungere gli Inferi nel tentativo di riportare in vita l’amata Euridice. Il suo viaggio, segnato dalla speranza e dalla perdita, attraversa linguaggi differenti e trova nelle opere di Kentridge una nuova interpretazione visiva, in cui disegno, scultura, immagini in movimento e teatro concorrono a indagare il rapporto tra presenza e assenza.
William Kentridge tra arte e memoria
Nato a Johannesburg nel 1955, William Kentridge lavora attraverso disegno, cinema, scrittura, musica e teatro, costruendo opere che affrontano la storia e la memoria senza rinunciare alle contraddizioni. Ad Atene, la sua ricerca incontra direttamente l’archeologia: figure in acciaio dipinte color ruggine e sagome di alberi in carta si inseriscono tra kouroi, sfingi, monumenti funerari e frammenti scultorei.
Al centro della mostra si trova un diorama che utilizza Pepper’s Ghost, una tecnica ottica ottocentesca capace di creare apparizioni attraverso immagini riflesse. Le figure sembrano prendere corpo all’interno di una struttura fisica, per poi scomparire. Il dispositivo mette in relazione disegno, film e illusione teatrale, richiamando il tentativo di Orfeo di riportare Euridice nel mondo dei vivi.
Il riferimento letterario si estende anche a Rainer Maria Rilke, la cui interpretazione del mito presenta Euridice come una figura ormai trasformata e ricongiunta alla terra. Le sagome arboree di Kentridge richiamano questa lettura, suggerendo una continuità tra corpo, natura e materia. La perdita non viene cancellata, ma diventa parte di una trasformazione che modifica il modo in cui una presenza può essere ricordata.

Gli oggetti antichi e il ritorno di Orfeo
Il dialogo con le collezioni archeologiche si concentra su reperti legati alla musica e alla morte. Tra questi figura una lira in avorio con i suoi frammenti, proveniente dalla tomba a tholos di Menidi e databile al XIV-XIII secolo a.C. La mostra comprende inoltre una kylix a fondo bianco attribuita al Pittore di Pistoxenos, intorno al 470 a.C., concessa in prestito dal Museo dell’Acropoli. La decorazione raffigura Orfeo mentre solleva la lira, poco prima di essere aggredito da una donna tracia.
Accostati alle opere contemporanee, questi oggetti mostrano come la materia possa conservare tracce di esperienze lontane. Uno strumento frammentario suggerisce suoni ormai perduti, mentre un’immagine dipinta mantiene aperta una storia che continua a essere reinterpretata.
Lungo il percorso sono presenti anche sette sculture appartenenti a Frieze (13 rusted figures), realizzato nel 2026. Le figure in acciaio inossidabile, dipinte con una finitura color ruggine, combinano forme umane con alberi, abiti e oggetti quotidiani. Le silhouette richiamano il movimento e la memoria collettiva, mettendo in relazione il tempo dell’archeologia con quello del presente.
Dal museo al teatro: L’Orfeo di Monteverdi
La mostra si collega alla nuova produzione di L’Orfeo di Claudio Monteverdi, diretta da Kentridge alla Greek National Opera presso la Stavros Niarchos Hall. Lo spettacolo debutta alla vigilia dell’apertura dell’esposizione ed è realizzato in coproduzione con il Glyndebourne Opera Festival e il Metropolitan Opera di New York.
Disegni, immagini in movimento e soluzioni sceniche sviluppati per l’opera costituiscono uno dei punti di partenza del progetto espositivo. Il mito viene così attraversato attraverso linguaggi diversi, dalla musica alla scultura, dalla rappresentazione visiva all’illusione teatrale.
La trasformazione riguarda anche il museo stesso, che si prepara a un importante intervento architettonico affidato a David Chipperfield Architects e Alexandros N. Tombazis & Associates. L’incontro con Kentridge assume quindi un significato ulteriore: mentre le opere interrogano ciò che rimane dopo una perdita, l’istituzione si prepara a ripensare i propri spazi e il proprio futuro.
Con Imitate the Sleep of Stones, il mito di Orfeo ed Euridice diventa un punto d’incontro tra patrimonio classico e sensibilità contemporanea. Tra pietra e carta, immagini riflesse e materiali segnati dal tempo, la mostra suggerisce che la memoria non consiste nel riportare indietro ciò che è scomparso, ma nel trovare nuove forme per continuare a interrogarlo.

Informazioni utili
Curatela: Burcu Fikretoğlu
Mostra: Imitate the Sleep of Stones – Orpheus and Eurydice: Transformation and Return
Artista: William Kentridge
Sede: Museo Archeologico Nazionale di Atene, Grecia
Date: 30 ottobre 2026 – 24 gennaio 2027