A Verona, in Piazza Renato Simoni, Carmine Pizza d’Autore si inserisce con discrezione ma con un’identità ben definita nel bella cittadina scaligera. Il locale è piccolo, essenziale, quasi minimalista. Conta poco più di dodici posti al bancone, un tavolo e una cucina completamente a vista. Qui non esistono barriere, ma l’esperienza passa anche dallo sguardo, seguendo Carmine al lavoro tra impasti, forni e rifiniture.


Chi è Carmine Pizza d’Autore
Classe ’90, origini calabresi, Carmine Pasqua costruisce il proprio percorso lontano dai riflettori, partendo dalle pizzerie d’asporto dopo il trasferimento in Veneto. È un percorso classico nella forma, ma non nell’evoluzione: perché a un certo punto arriva la necessità di cambiare linguaggio, di uscire dalla sola esecuzione tecnica per entrare in una dimensione più autoriale. Il progetto veronese nasce proprio da questa esigenza, abbattere la distanza tra produzione e servizio, e rendere il cliente parte del processo.
La proposta si articola su tre impasti ben distinti, partendo dalla tonda in stile napoletano contemporaneo, la pala croccante e sviluppata su una miscela di semola e mais e infine il padellino al farro, più rustico e materico. Una triade coerente, che dimostra una ricerca concreta su idratazioni, texture e digeribilità.
In particolare, il padellino (85% farro con una quota integrale e tripla lievitazione) rappresenta uno degli elementi più interessanti, al tatto soffice, leggermente croccante al morso e sorprendentemente scioglievole, nonostante la complessità della farina.
Il filo conduttore è ben compreso, partendo da un dialogo continuo tra Calabria e Veneto. Non è un semplice richiamo identitario, ma una costruzione gastronomica consapevole. Basta pensare a ingredienti come il pomodoro Migliarese, la ’nduja di maiale nero o la liquirizia DOP trovano spazio accanto a prodotti locali come il Monte Veronese. Il rischio di forzature è evitato grazie a una mano precisa e a una visione pulita degli abbinamenti.
Anche la carta beverage segue questa filosofia, con poche referenze, ma ben centrate. Interessante la presenza della Margose, birra artigianale realizzata con acqua di mare. Opalescente, con note agrumate e iodate al naso, offre una bevuta sapida e fresca che accompagna bene la struttura degli impasti senza sovrastarli.




Cosa abbiamo assaggiato da Carmine Pizza D’Autore
Tra gli assaggi, spicca una proposta ad alta idratazione con riso venere aggiunta da poco nel menù, in una versione doppio crunch, leggerezza marcata e un topping giocato su zucchine (in crema e marinate), brie di capra, menta, limone e acciughe. Un equilibrio riuscito, dove freschezza e sapidità si incontrano senza eccessi.
Il padellino “Crudo e fichi” è una delle espressioni più centrate della carta con base di stracciatella e un vincotto di fichi homemade al posto del frutto fresco. La scelta funziona, perché aggiunge profondità e una nota caramellata che lega gli elementi senza appesantire.

Più decisa la “Calabria” con la sua fiordilatte, ricotta di capra, pomodorini semi-dry, ’nduja, basilico e liquirizia DOP. Qui il gioco si fa più complesso, ma resta controllato con una buona piccantezza, dolcezza e acidità convivono in modo equilibrato, rendendola ideale per la condivisione.
Chiude la pala con speck e asparagi, completata da tuorlo marinato. Una pizza che lavora bene sulla stratificazione dei sapori, mantenendo leggerezza e una buona pulizia gustativa.
Carmine Pizza d’Autore è un progetto che punta più sulla coerenza che sull’effetto speciale. Non cerca di stupire a tutti i costi, ma costruisce un percorso solido, personale e riconoscibile. E proprio in questa misura che tra tecnica, memoria e visione, trova il suo punto di forza ed per questo finisce tra le nostre pizzerie preferite a Verona.
