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Una tazza d tè con Nihon no Musume

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Benvenuti in un nuovo appuntamento con la rubrica “Una tazza da tè con”, oggi abbiamo ospite Nihon no Musume – 日本の娘( La fanciulla del Giappone). Cosplayer e artista e amante per la cultura e la tradizione giapponesi


Benvenuta in An Oriental song! Prima di iniziare con l’intervista presentati brevemente ai nostri lettori. 

L'immagine può contenere: 1 persona, in piediCiao! Innanzitutto ti ringrazio per questa intervista! Mi chiamo Miriam, vivo in Sicilia (Catania), ho 27 anni e sono una neo-cosplayer ma soprattutto studentessa universitaria di lingua, cultura e storia giapponese. Gestisco inoltre un blog su facebook chiamato “Miriam – Nihon no Musume”, che in giapponese significa “Miriam – La Fanciulla del Giappone”, in cui principalmente parlo della cultura, tradizione e storia del Giappone più antico, ma anche dei miei cosplay nel mio personale stile che chiamo “traditional Japan”. Infine il blog è dedicato sia alle mie partecipazioni ad eventi culturali dedicati al Giappone (come ad esempio ilJapan Fest), sia alla mia vita da studentessa del Paese del Sol Levante.

 

Quando nasce la passione per il cosplay?

Mi sono appassionata al Giappone e alla sua cultura, inizialmente proprio quella più moderna, circa 11 anni fa, quando venni a conoscenza del mondo giapponese dei manga e degli anime, e di conseguenza del cosplay. A quel tempo conobbi anche l’esistenza di un giovane forum (creato nel 2007 da miei concittadini e coetanei) dedicato proprio a quel mondo del Giappone, ovvero il forum “Manga Catania” che ai tempi eri l’unico spazio virtuale che trattava tali tematiche ed era non solo gestito ma anche frequentato da ragazzi e ragazze più o meno della mia età e della mia stessa città. Ho quindi iniziato o meglio tentato di fare i miei primissimi cosplay proprio a quel tempo. Poi nel corso degli anni, crescendo e maturando, il mio interesse si è spostato verso il lato più antico e tradizionale del Giappone, che mi ha portato a sviluppare una “strada cosplay” diversa da quella di quando avevo 16 anni, e per quanto mi riguarda si tratta di una strada più matura dal momento che anche i miei studi sono indirizzati verso il lato appunto più “maturo”, antico e tradizionale della cultura Giapponese. Ho dato così vita ad uno stile più mio, personale, e più vicino a ciò che oggi apprezzo di più del Giappone, chiamandolo proprio “Traditional Japan Cosplay”. Il mio “Traditional Japan Cosplay” consiste in breve nel ricreare e vestire i panni di figure, esistenti o anche leggendarie, legate al Giappone più antico e appunto tradizionale. Parlo di geisha, antiche cortigiane, di figure femminili mitologiche, di protagoniste femminili di opere kabuki, o comunque in generale di personaggi in abiti giapponesi tradizionali.

Hai avuto qualcuno che ti ha aiutato all’inizio di questo hobby, dandoti consigli?

La mia famiglia, prima di chiunque altro, mi ha sempre supportato, aiutato ed incentivato ad iniziare e portare avanti la mia passione, ovvero il cosplay. Senza la presenza della mia famiglia all’inizio di questo percorso e anche durante, forse adesso non avrei avuto il coraggio, l’autostima, la sicurezza e la determinazione necessaria per continuare a portare avanti tutto ciò che ho costruito fino ad ora.

Quanti cosplay hai indossato fino ad ora ?

Ho indossato un po’ di cosplay durante i primi anni in cui mi sono imbattuta nel cosplay, ma ho deciso di iniziare a contare i miei cosplay dal 2017. Quello è stato l’anno in cui ho deciso di intraprendere seriamente questa strada spostandola verso il lato più tradizionale, con la realizzazione del cosplay della geisha Sayuri dal film e libro “Memorie di una Geisha” che per me rappresenta il mio lavoro più maturo, a cui tengo moltissimo, e che da anni avevo sempre desiderato di realizzare ed interpretare; rappresenta inoltre il mio primo vero lavoro sartoriale, sebbene io non sia una sarta né abbia grandi doti sartoriali. Sayuri ha segnato il vero inizio di questo mio importante percorso, in cui, non solo attraverso le parole che scrivo nel mio blog ma anche con la mia modesta arte interpretativa, cerco di contribuire, nel piccolo, a mantenere in vita il ricordo dell’antica tradizione Giapponese.

Cosa ti ha spinto verso questo mondo? A che età è nata questa passione ?L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto

La mia passione per il Giappone è nata intorno all’età di 16 anni, è proprio a quel tempo che ho conosciuto questo meraviglioso paese e tutto quel variegato mondo che lo costituisce. Passione che poi anni dopo mi ha portato a iniziare un percorso accademico dedicato allo studio della lingua, cultura e storia giapponese.

 

Il personaggio che hai interpretato a cui sei più affezionato in assoluto ?

Come già detto prima il personaggio che ho interpretato e a cui sono più affezionata in assoluto è quello di Sayuri dal film e soprattutto dal libro “Memorie di una Geisha” ispirato alla storia di Mineko Iwasaki, ovvero la più famosa geisha del XX secolo. “Memorie di una Geisha”, prima di essere un film (di Robert Marshall, del 2005), è un romanzo del 1997 di Arthur Golden che narra la storia, di finzione, di una geisha di Kyōto (dalla sua infanzia all’adolescenza come apprendista maiko, fino all’età adulta come geisha in cui acquista la fama) nel periodo appena precedente la secona guerra mondiale. Arthur Golden per la stesura del suo romanzo si è ispirato alla vera storia della famosa ex geisha Mineko Iwasaki, la quale fornì all’autore le informazioni sul mondo delle geisha, ovvero il “karyūkai” cioè il “mondo dei fiori e dei salici piangenti”.

Quanto tempo dedichi alla preparazione dei tuoi costumi/accessori ? 

Prendendo in considerazione il cosplay di Sayuri, per la sua realizzazione ci ho impiegato circa 3 mesi, a partire dalla sua progettazione iniziata dai primi giorni di febbraio 2017. Durante questi 3 mesi mi sono poi anche procurata ovviamente il materiale e alcuni degli accessori che mi sono serviti per l’intera esibizione cosplay. Tra il materiale che ho acquistato per il cosplay, ovviamente c’era l’occorrente per il make-up; ho cercato di reperire il materiale più adeguato che mi permettesse di ricreare il make-up da geisha nel modo più fedele all’originale, e in stile tradizionale ovviamente, questo perché in quanto “tradizionalista” quando si parla di cultura giapponese, non apprezzo alcun tipo di “modernizzazione” o “attualizzazione” del tradizionale. Dal momento che il mio intento è quello di realizzare i miei cosplay il più possibile a mano, la loro realizzazione di conseguenza richiede diversi mesi.

 

Il personaggio più difficile che hai preparato?

Il cosplay più difficile e impegnativo che ho realizzato è quello di Sayuri, non solo perché si tratta di un abito interamente realizzato a mano ma anche perché l’esibizione che ho deciso di preparare per questo cosplay non era una semplice sfilata cosplay, ma un’esibizione ispirata ad una parte molto toccante e intensa del film. Questa parte del film rappresenta una malinconica danza giapponese di primavera (intitolata “Un cortigiano torna dalla moglie”) citata nel romanzo, ispirata ad una poesia cinese che raccontava la storia di una donna innamorata che, sospettando dell’infedeltà del marito, esce fuori e vaga nella neve nell’attesa di scoprire il suo sposo tradirla con la propria amante, ovvero una dama della corte imperiale. Improvvisamente scoppia una bufera di neve e la donna sofferente e addolorata, colpita dal gelo della notte, si lascia morire per la disperazione.

 

Ricordi qual è stato il primo cosplay che hai fatto e che hai provato ?

I miei primissimi cosplay risalgono a 11 anni fa, tra questi vecchi cosplay sicuramente mi piace ricordare il cosplay di Beatrix Kiddo da Kill Bill – Pt.I, altro personaggio al quale sono affezionata da anni.

 

L'immagine può contenere: 1 personaHai partecipato a dei contest durante le fiere o hai partecipato per rappresentarne ? Se si, quali?

Ho portato il cosplay di Sayuri nel 2017, prima al Japan Fest per il “Cosplay Contest” e poi all’Etna Comics per il “Movies & Series Cosplay Contest”. E’ al Japan Fest che ho vinto il premio come “Miglior costume tratto da un’opera giapponese”.

 

Come si diventa cosplayer professionista? Come si può riconoscerlo? Qual è la sua vita al di fuori del cosplay ?

Ci tengo a precisare che io non sono ma soprattutto non mi definsco “cosplayer professionista”, sono semplicemente una neo-cosplayer perché so che ancora ho molta strada da percorrere davanti a me. Non si smette mai di imparare, migliorare e crescere in ogni ambito della vita, e nel mio caso so che per poter essere riconosciuta come cosplayer professionista dovrò impegnarmi ancora molto. Sicuramente per poter diventare un cosplayer professionista bisogna avere prima di tutto delle doti artistiche, moltissima determinazione, pazienza, sicurezza, autostima, e abilità nel saper interpretare e immedesimarsi in un determinato personaggio; questo significa quindi fare propri la sua personalità, la sua gestualità, e qualsiasi aspetto che caratterizza quel determinato soggetto. Per quanto mi riguarda non è detto che riuscirò a diventare una professionista, ma ciò a cui più tengo è riuscire a far conoscere a tutti quanto sia bello anche il lato più antico e tradizionale del Giappone, e non solo quello fatto di anime e manga; e cercherò di fare questo anche diffondendo il mio personale concetto e stile che mi piace chiamare “Traditional Japan Cosplay”. La mia vita al di fuori del cosplay, è la vita di una blogger impegnata a diffondere cultura, e poi anche e soprattutto quella di una studentessa universitaria di lingue e culture europee ed orientali. Inoltre faccio parte dello staff esecutivo del “Mangames”, associazione culturale che in particolare si occupa dell’organizzazione dell’area “Japan Center” all’interno dell’Etna Comics (festival internazionale del fumetto e della cultura pop), dedicata ad attività e stand inerenti non solo all’aspetto più moderno del Giappone ma anche quello più tradizionale, e dove vengono ospitati artisti vari e autori di manga e anime giapponesi.

 

Come ti prepari prima di un’esibizione?L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e sMS

Prima di un’esibizione cerco di immedesimarmi nel migliore dei modi nel personaggio che dovrò interpretare, e cerco anche di provare più che posso le movenze e i passi nel caso di una danza/recitazione, così come è stato per l’esibizione che ho preparato l’anno scorso per il cosplay di Sayuri.

Cosa ami e cosa invece non ti piace del cosplay in generale? E per quanto riguarda in Italia ?

Del cosplay amo la possibilità di poter esprimere me stessa in modo artistico, perché amo l’arte in tutte le sue forme e sfaccettature; il cosplay, e nel mio caso il mio “traditional cosplay”, mi permette di poter incarnare antichi personaggi dimenticati o sconosciuti appartenenti ad altri tempi. Non mi piace del cosplay il fanatismo, il fare del “cosplay” l’unico obiettivo e interesse della vita, l’unico argomento e pensiero caratterizzante la vita quotidiana; il che può portare in casi estremi anche all’identificazione con il personaggio amato. All’interno del concetto di cosplay, c’è una differenza tra l’essere “fan” e “fanatico”: l’essere “fan” significa manifestare una passione, un interesse, un’ammirazione per qualcuno o per qualcosa e ciò sta alla base del cosplay; il “fanatismo” invece è l’espressione di un sentimento esagerato e ossessivo, e il problema secondo me nasce proprio quando dall’ammirazione si passa all’ossessione. Se sono un fan, posso arrivare anche ad imitare il mio idolo, lo faccio consapevolmente, e decido di riprodurre i suoi comportamenti. Se sono un fanatico invece mi identifico con il personaggio idolatrato, decido addirittura in alcuni casi di vivere come lui, di comportarmi come lui e nei casi più gravi “diventare lui”. A volte ho notato che si arriva a ciò nel cosplay, e questo è ciò che non apprezzo di questo mondo. Il Cosplay vero è arte, un’arte dove c’è tanto lavoro e tanta fatica dietro; un’arte fatta da persone che credono in quello che fanno, razionali e consapevoli di ciò che fanno, e che sono perfettamente in grado di uscire dal loro personaggio.

Qual è il costume dei tuoi sogni ?

Il costume dei miei sogni è sicuramente un kimono “uchikake”, più specificamente un “irouchikake”. Un uchikake o irouchikake è il tipo di kimono più formale, indossato in antichità dalle nobili di corte; oggi viene invece riservato esclusivamente per le spose buddhiste in occasione delle nozze. Questo più che un kimono vero e proprio, lo si potrebbe definire una specie di soprabito, e difatti viene indossato sopra il kimono nuziale come giacca, e quindi non viene chiuso in vita come un normale kimono con l’obi; di conseguenza l’orlo tocca a terra creando un elegante strascico. Altra particolarità dell’Uchikake è quella di essere realizzato con un tipo di broccato in seta, molto raffinato, piuttosto spesso e pesante con l’orlo sul fondo di esso leggermente imbottito. L’Uchikake però on viene usato esclusivamente in occasione dei matrimoni, ma viene indossato pure dagli attori del teatro kabuki e da alcune danzatrici e geisha, o nelle le parate di rievocazione storica.

Qual è il tuo manga/anime e videogioco preferito ?

Vorrei consigliare a coloro che leggeranno questa intervista due manga: “Lady Snowblood”, in cofanetto box da collezione da 3 volumi, di Kazuo Koike e Kazuo Kamimura; e poi “Una gru infreddolita – Storia di una geisha”, in volume unico, di Kazuo Kamimura. Entrambi sono lavori tradotti in italiano dal mio professore di lingua giapponese Paolo La Marca che ne ha curato anche parte delle postfazioni, ed editi dalla J-Pop. In entrambi ho potuto trovare elementi che io amo, cioè la figura della geisha in “Una gru infreddolita” che parla di una bambina che viene venduta ad un okiya, ovvero una casa di geisha; e poi ho trovato anche la figura dell’eroina/antieroina assetata di vendetta nella protagonista di “Lady Snowblood”, personaggio che condivide in parte tratti comuni con la figura del “rōnin” ovvero un samurai decaduto privo di ogni forma di sentimento de non di una forte etica derivante dalla filosofia samurai del “bushidō”. Aggiungo inoltre, per chi non lo sapesse, che proprio il manga “Lady Snowblood” pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1972, e poi successivamente anche il film ispirato ad esso e uscito nel 1973, hanno ispirato 30 anni dopo Quentin Tarantino nella realizzazione del film “Kill Bill – Pt.I” (soprattutto per quanto riguarda la creazione dei personaggi di Beatrix Kiddo e O-Ren Ishii).

 

L'immagine può contenere: 1 persona, in piediLa nostra intervista si conclude qui, la ringrazio per avermi concesso questa intervista, ma ha qualcosa da rilevare/consigliare/sconsigliare ai lettori di “An oriental song”?

Sono io a ringraziarti per questa intervista e per avermi dato l’opportunità di farmi conoscere e di far conoscere il mio personale concetto di cosplay e la mia attività come blogger a chi leggerà. Ci tengo a dire che per questo 2018 è in fase di progettazione un nuovo cosplay ispirato ad una figura femminile di una famosa opera kabuki (che svelerò prossimamente), ma anche alcune collaborazioni sulle quali terrò via via sempre più aggiornati i miei lettori. Quindi consiglio di seguire la mia pagina/blog “MIRIAM – NIHON NO MUSUME”. Se mi leggeranno dei cosplayers consiglio loro di continuare a portare avanti la propria passione con determinazione e autenticità, e di coltivare sempre i propri interessi e sogni in maniera genuina.

P.s. Vorrei infine aggiungere che da qualche settimana “Miriam – Nihon no Musume” ha anche un contatto e-mail: [email protected]
Quindi se qualcuno avesse bisogno di qualche delucidazione, o per ulteriori info, collaborazioni ed interviste, può scrivermi anche via e-mail e io risponderò il prima possibile.

 

Le foto contenute nell’intervista appartengono al blog personale Miriam – Nihon no Musume

Pubblicato da Appunti di Zelda

Hi! I'm Zelda! Classe 99' Scrivo di letteratura e cucina orientale. Consiglio tè, tisane e infusi.Perennemente persa tra le nuvole, sognatrice di un paese chiamato Giappone e tipica sushi lover!

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