Crea sito
Letteratura

Recensione: Kaijin – L’Ombra di Cenere

Umida l’alba,

grande cavallo bianco,

dono d’amore.

Giappone – Periodo Kamakura, anno 1330 – Le ultime parole sussurrate
al suo signore dal samurai Hakashinjitsu, prima di morire in battaglia, provocano dubbi e domande da percorrere tutti i momenti passati con il caro amico.

Da questo momento la storia ci verrà raccontata attraverso gli occhi del nobile Momokushi che porteranno ad affacciarsi a grandi guerre, battaglie, uccisioni; banchetti e feste di corte. Avremo modo di conoscere la ricca vita del Palazzo e quella umile del villaggio, un mondo ben lontano dalla società giapponese nel Medioevo feudale. Un insieme di personaggi ben strutturati e lineari con tratti silenziosi, dai gesti, dagli sguardi e dalle parole come: signori,contadini, guerrieri, servi, raffinate concubine, done di corte e megere. Un modo di vivere giorno dopo giorno fino all’ultimo respiro.

Un caro amico

Momokushi deve ricostruire passo dopo passo qualsiasi cosa che si collega al caro amico e guerriero, scavando nel passato e visitando i luoghi che sono stati parte fondamentali per le loro imprese.

Era solo un bambino indifeso quando fu salvato,
Hakashinjitsu gli dedicò tutta la vita al signore, ma ha sempre tenuto per sé il segreto che avrebbe compromesso un’amicizia di una vita.

Hakashinjitsu ha custodito per oltre cinquant’anni un segreto che avrebbe sconvolto un’intera vita, ma anche una dichiarazione d’amore così raffinata che si possa lasciare in dono.

L’uomo non è albero
da centenarie radici
su cui tutto scorre,
che tutto vede,
procede silenziosa quiete
di foglie, fiori, frutti.

L’uomo non è legno,
non è roccia o terra,
ma carne debole e fragile.

L’uomo nasce da madre,
donna che piange
per sorte in catene

di scelte obbligate
fra parti e famiglia,
fra nascite e morti.

L’uomo vive di guerra,
di fame, di lotta, di gloria,
dolore, passione,
tragedia e poi muore.

Creature di niente,
di brevi respiri,
in confronto alla terra
soffi e sospiri.

Un piatto di cibo,
un amore, un destino,
strappati con unghie
rubati in cammino.

In pochi scegliamo
un corso diverso,
un fato bizzarro
avverso o rincorso.

L’uomo che cambia
il solco del fato,
l’uomo che ignora
il dio della morte,
il dio della sorte,
l’uomo che veste
di panni strappati
da lame stridenti
e sassi lanciati.
l’uomo nascosto
senza riposo,
eroso dal dubbio,
dall’amore corroso.

Su questo prato
fra alberi antichi
un sorso di vino,
un canto, un cuscino,
niente rumori
di fuoco e tempesta,
nessuna minaccia,
illusione di festa.

Romanzo a cura di Linda Lercari

Hi! I'm Zelda! Classe 99' Scrivo di letteratura e cucina orientale. Consiglio tè, tisane e infusi.Perennemente persa tra le nuvole, sognatrice di un paese chiamato Giappone e tipica sushi lover!