Raccontami di un giorno perfetto – Recensione

Raccontami di un giorno perfetto – Recensione

Raccontami di un giorno perfetto è basato sul best-seller di Jennifer Niven è un dramma young adult diretto da Brett Harley, basato su due adolescenti che lottano con le loro difficoltà.

Trama

Il film inizia con Violet Markey (Elle Fanning) sul ciglio di un ponte intenta nel scegliere di gettarsi, ma viene fermata dal suo coetaneo Theodore Finch (Justice Smith)

Violet non riesce a superare il trauma della morte della sorella in un incidente, ma con l’incontro di Finch, superati questi dubbi, sarà l’occasione per tornare alla normalità.

I due ragazzi sono diversi, lei popolare e di buona famiglia, lui considerato da tutti “lo schizzato” e con una storia familiare particolare.

Riescono a conoscersi meglio, grazie ad un progetto di coppia per la scuola, andando alla scoperta di alcune meraviglie nascoste dell’Indiana.

Questo viaggio nei luoghi affascinanti dello stato dove vivono, diviene per loro un punto di appoggio alla scoperta dell’amore e dei propri problemi.

Mentre Violet impara ad amare la vita, non si accorge della sofferenza che si cela nell’anima di Finch.

Raccontami di un giorno perfetto

I temi trattati nel film

Tra i temi principali del film spiccano il lutto e l’amore tormentato.

Nella prima parte, percepiamo l’elaborazione del lutto e si differenzia tra Violet e i suoi genitori.

Soffrire per i propri cari è sicuramente normale, ma non ci abbandonano mai totalmente poiché vivi sempre in noi.

L’amore coincide con l’elaborazione del lutto, ma in questo caso diventa tormentato e immaturo.

Il legame che si forma tra i due protagonisti è quello del dolore e con esso è costretto a convivere.

Inoltre è una storia d’amore tra adolescenti, quindi immatura e, come tale, piena di momenti felici ma allo stesso tempo difettosa e piena di incomprensioni.

Gli altri temi che spuntano sono quelli della malattia mentale e la condivisione.

La malattia viene associata da Theodore, un ragazzo che sembra socievole e spavaldo, ma tutti lo conoscono come “lo schizzato”. Il soprannome, sembra aver un fondo di verità.

Nell’opera abbiamo difficoltà a capire se Theodore soffra effettivamente di disturbi psichici seri, di nevrosi o di depressione, ma spesso non sembra nemmeno malato.

Dall’altra abbiamo un concetto ben definito sulla condivisione, questo è l’unico modo per non pensare ai problemi di cui sono legati.

«Ascolta, sono io il fenomeno, lo schizzato. Sono io quello problematico. Sono io il violento.

Sono una delusione. Non fate innervosire Finch. Ecco, ci risiamo, sta sbroccando di nuovo. Finch il lunatico, Finch l’incazzoso, Finch l’imprevedibile, Finch il pazzo.

Ma si dà il caso che io non sia solo un elenco di sintomi. Non sono uno sfortunato risultato genetico o un composto chimico venuto male. Non sono un problema.

Una diagnosi. Una malattia. Non sono qualcosa da salvare. Sono una persona.»

Quando musica, fotografia e letteratura danno il loro contribuito a un film

Con una sceneggiatura che non fa impazzire abbiamo tre lati positivi: interessante lo scambio tra i due di frasi citate su Virginia Woolf e Cesare Pavesi, una colonna sonora padrona ancora una volta come in Chiamami col tuo nome e la fotografia rendono piacevole la visione del film.

Mi sono persa tra le sequenze on the road, le immagini di incantevoli paesaggi naturali e il movimento di camera che conferisce un buon ritmo alle scene, ma anche la scelta di un buon cast.

Raccontami di un giorno perfetto
Raccontami di un giorno perfetto

Per concludere

Raccontami di un giorno perfetto funziona bene per la scelta di un buon cast, la fotografia, la musica i paesaggi da cui veniamo circondati, mentre se parliamo di sceneggiatura riprende molto i classici stereotipi del genere teen drama.

“Non sempre riusciamo a vedere quello che gli altri vogliono impedirci di vedere. Sopratutto se ce la mettono tutta per tenerlo nascosto.

Dev’essere terribile amare qualcuno e non poter fare niente per aiutarlo.”

Voto finale: 7.5

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Zelda

Sono Zeldaゼルダ,classe 1999, studentessa di Lingue e Culture Moderne. Amante di fumetti, manga, graphic novel. Gioco ad un po' di tutto, ma tendo a prediligere titoli retro e horror, psicologici e indie. Il due titoli del cuore sono The Legend of Zelda e FFVII. Dal 2016 mi occupo di Appunti di Zelda uno spazio dal punto di vista di una ragazza.

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